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Dal inizio di quel lontano 1993, raccolti intorno a un
“asado e un mate” abbiamo pensato che non bastasse lottare per la nostra integrazione nella società italiana, il problema della
casa, il lavoro, la lingua, ecc. Questi erano solo una parte dei problemi dei quali dovevamo occuparci.
Le nostre radici, quella cultura Latinoamericana profondamente
popolare, alla quale siamo legati, il cordone
ombelicale che ci unisce alla “Madre Terra”, e tutto il quadro di
problemi, attuali e storici, che hanno
creato i diversi
tipi di esilio, politico ed economico, le sue tragiche cause e conseguenze, rappresentano tessuti profondamente incarnati nel
nostro essere.
Consapèvoli che la storia Argentina e Latinoamericana è un continuo
“esilio”, interno ed esterno, persone che da dentro o fuori hanno combattuto per la liberazione del nostro continente, da San
Martìn, Artigas, Bolivar o Martì al Che Guevara, il prete Carlos Mujica o gli esiliati dalle dittature negli anni 70.
Aprendo un dialogo, partendo da questa identità culturale e politica,
con i settori sociali, le organizzazioni popolari di questo paese, con l’italiano non militante ma sensibile alle ingiustizie, ai problemi del sud del
mondo, cercando di costruire ponti che avvicinino le lotte sociali contro il Neoliberismo, che si sviluppano aldiquà e al di la del oceano, vedendo
nel Forum Sociale di Porto Alegre un punto di partenza di questo dialogo. Considerando che la costruzione di progetti di sostegno e solidarietà
internazionale, siano uno strumento importante per sviluppare questa conoscenza con chi lotta e resiste nella nostra terra.
Questo è il nostro piccolo e umile contributo alla lotta che da cinque secoli il nostro continente porta avanti,
alla ricerca dell’indipendenza, la giustizia sociale, la liberazione.
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