Ass. Argentina Vientos del Sur

  

Progetto di Solidarietà Internazionale

Mensa Infantile del Centro Comunitario “El Pozo”

Santa Fe – Argentina

 

Gestita Dal Movimento dei Disocupati  

MOVIMIENTO TERRITORIAL LIBERACION

  

CRONACA DI UN SOGNO VERSIONE DI UNA REALTÀ

CITTÀ DI SANTA FE REPUBBLICA ARGENTINA

 

(Traduzione dallo spagnolo di Vincenzo Paglione)

 

 

UNA STORIA DI RESISTENZA E LOTTA

 

          Il popolo argentino, il quale ha riacquistato il suo status Costituzionale a cominciare dal 10 dicembre 1983, dopo sette anni e mezzo di crudele dittatura militare che soppresse tutte le libertà civili, produsse più di 30.000 desaparecidos e affondò il paese in un disperato e soffocante “debito estero”, dipendente e inutile, dovette, tra l’altro, soffrire l’assalto neoliberale durante tutta la decade degli anni ’90 che mise fine alla cultura del lavoro, concentrò la ricchezza nei grandi gruppi economici internazionali, impoverì brutalmente la classe operaia e i settori medi della popolazione e, infine, completò l’opera inconclusa della Dittatura, ovvero lo smantellamento dell’apparato produttivo statale. L’esito è ben noto a tutti, l’esplosione popolare del dicembre 2001 che pose fine al mandato di cinque presidenti nel giro di una settimana.

               Ma sarebbe erroneo pensare che tutto cominciò il 19 dicembre 2001, perché vorrebbe dire ignorare tutto il processo precedente e precursore di quella ribellione popolare. Molti anni prima e potremmo affermare sin dall’introduzione del modello neoliberale mediante il governo di Carlos Menem, ci furono settori sparsi ed eterogenei che resistettero e lottarono nella misura delle loro possibilità, alcuni con più successo di altri e che aprirono la strada verso quelle giornate tanto conosciute.

               Anche nella città di Santa Fe ci furono delle evidenti manifestazioni di protesta che raggiunsero il loro culmine nel 1996, quando partendo da una iniziativa di vicini del Quartiere Santa Rosa de Lima, esclusi dal lavoro per le politiche neoliberali che erano state introdotte, nasce il primo Movimiento Popular de Desocupados de la Provincia[1] e forse uno dei primi del paese: il Movimiento Desocupados en Lucha del Barrio Santa Rosa de Lima[2], il cui obiettivo fondamentale era quello della lotta per il cibo e per il lavoro. Questo Movimento si sviluppò fondamentalmente nel settore Ovest della città, visse innumerevoli giornate di lotta, in molti casi tinte dalla repressione poliziesca, che vide dei compagni picchiati, incarcerati o processati, tuttora oggi per alcuni di essi i procedimenti giudiziari sono aperti, nonostante il tempo trascorso non sono stati archiviati e subiscono delle vere e proprie estorsioni da parte della polizia ogni volta che vogliono partecipare a una iniziativa di lotta. Più tardi e ormai alle soglie del 2001, l’astuta politica del partito al governo cominciò a smembrare questo Movimento fino ad arrivare al punto di annoverare nella zona Ovest della città 54 diversi Movimenti di disoccupati diversi, a volte con la presenza di 3 o 4 per quartiere e più di uno per isolato; anche se ciò rappresentava un allargamento della lotta per il cibo e per il lavoro, in realtà questa frattura impediva la necessaria unità nell’azione e, al medesimo tempo, offuscava qualunque prospettiva che andasse al di là del sociale più immediato, togliendogli ogni segno di obiettivo politico, necessario per risolvere i problemi di fondo, nonostante gli sforzi di alcuni compagni più illuminati.

               Oltre a ciò, più o meno nello stesso periodo, nella zona Est della città di Santa Fe e più specificamente nel quartiere “El Pozo”, un complesso abitazionale costruito con i fondi di aiuto statale (FONAVI – Fondo Nacional para la Vivienda[3]), che posssiede 1.457 alloggi e più di 10.000 abitanti, su richiesta di un gruppo di collaboratori scolari che avevano conseguito fondare la Escuela de Enseñanza Media[4] n° 389 “Julio Migno” e costruire il suo piano edilizio, nasce l’Asociación Civil, Cultural y Comunitaria de la Costa[5], con l’obiettivo di riempire un grande vuoto culturale e d’aiuto solidale che il modello neoliberale imperante stava deliberatamente scavando.

               Nei primi anni di attività ci fu un intenso lavoro culturale impegnato nelle limitazioni del quartiere, affrontando l’incessante politica ufficiale fondata nella deculturizzazione e nell’individualismo, ma, a partire del 2001 e soprattutto dopo le giornate del 19 e 20 dicembre, la condizione sociale diventa insostenibile con centinaia di disoccupati nel quartiere e migliaia nei dintorni, la povertà raggiunge indici di oltre l’80% e la popolazione indigente supera il 40%. Di fronte a questa realtà che colpisce tristemente tutta la società argentina, l’ l’Asociación Civil, Cultural y Comunitaria de la Costa, concentra i suoi sforzi nell’azione comunitaria, agendo anche oltre il primo insediamento.

               Il 6 gennaio 2002, sotto la richiesta di un incontro con l’Asociación e con la presenza di sole sei persone, nasce il Movimiento de Desocupados de Barrio El Pozo[6], che successivamente si allargherà verso gli altri quartieri della zona costiera del fiume Paraná, prendendo il nome di Movimiento de Desocupados “Juventud Activa” de la Costa[7]. Durante tutto questo lavoro di costruzione, ebbe grande importanza l’aiuto offerto da alcuni compagni del Movimiento Desocupados en Lucha de Santa Rosa de Lima, i quali collaborarono con la loro esperienza e la loro metodologia, dirigendo e coordinando le prime azioni con i Movimenti dei quartieri del settore Ovest.

               In quei tempi, novembre 2001, era sorto nella capitale federale e nella provincia di Buenos Aires un movimento con quelle caratteristiche, fondato da compagni che provenivano dalla scissione di un’altro grande raggruppamento piquetero, la Federación de Tierra y Vivienda[8] (F.T.V.) con i quali i compagni di Santa Fe avevano già una grande affinità ideologica, dando origine al Movimiento Territorial Liberación[9] (M.T.L.). Fu così che il 21 giugno 2002 in una assemblea organizzata nella piazzola del viale Freyre, tra le strade Primera Junta e Mendoza, per unanimità, si forma il Movimiento Territorial Liberación della città di Santa Fe, composto da tre gruppi: Santa Rosa de Lima, Acería e La Costa.

               Per tutto l’anno 2002 e i primi tre mesi del 2003 s’ingaggiarono importanti lotte rivendicative e si avanzò decisamente verso la formazione politica e ideologica dei militanti, ma la povertà, la disoccupazione, la mancanza di cibo, soprattutto quest’ultima riflessa nell’accentata denutrizione infantile, non cessavano. Il Movimiento Territorial della città si divise in due grandi gruppi, da una parte la Federación Tierra y Vivienda – Corriente Clasista Combativa[10] con un criterio conciliatore e clientelare, il quale si traduceva sotto la forma di una organizzazione punteril (da “puntero”: punto di riferimento di un quartiere che racchiude un insieme di persone), dove venivano concessi Piani Sociali (sussidi statali per i disoccupati di $ 150,00) senza disciminazione e a cambio di una retribuzione di oltre il 40% che finiva nelle tasche dei dirigenti di queste organizzazioni e, dall’altra, l’M.T.L. e i movimenti indipendenti che non possedevano quella possibilità di distribuzione dei Piani Sociali, ma che si confrontavano con il governo e rivendicavano profondi cambi nella società.

               Ma già da allora, come ancora oggi, in Argentina coesistevano due grandi crisi, da una parte la crisi del sistema capitalista e del suo modello neoliberale che generavano lo svuotamento produttivo, la mancanza di lavoro, la povertà e la fame nei grandi conglomerati urbani, abbinati con lo spopolamento della campagna e la concentrazione economica, fusa a sua volta con un’altra crisi anch’essa di vecchia data, la quale si estrinseca sotto la forma di mancanza di unità in ambito popolare e, di conseguenza, nell’inesistenza di una alternativa politica di carattere emancipatorio che canalizzasse le reali aspirazioni del popolo, di modo che le soluzioni di fondo a breve termine erano impensabili e c’era una esigenza impellente di salvare una generazione compresa nella fascia di età tra 0 e 5 anni, in quanto denutrita e priva di protezione che si avviava verso un insanabile abisso di dominio e mancanza di futuro. È a partire da questa situazione che i compagni del M.T.L. della Costa, senza smettere di confrontarsi, né di abbassare il livello di guardia nella lotta per le rivendicazioni, decidono di utilizzare la loro attrezzatura legale, l’Asociación Civil, Cultural y Comunitaria de la Costa[11], per affrontare una serie di progetti che avessero come scopo quello di offrire soluzioni pratiche ai problemi summenzionati. È in questo modo che si abilitano quattro Comedores Comunitarios[12] e otto Copas de Leche[13] per far fronte alla problematica alimentare, quindici orti che, oltre ad essere luoghi di controprestazione lavorativa, provvedono alle mense e a varie famiglie di verdure, otto sartorie comunitarie che s’incaricano di raccogliere gli indumenti, aggiustarli e riciclarli per vestire a più di 500 famiglie della zona, facendo particolare attenzione ai bambini e agli anziani e cinque punti produttivi (1 panificio, 1 fabbrica di sapone, 2 fabbriche di candele e 1 fabbrica di tetti di paglia graticciata), tutto ciò senza aver ricevuto nessun aiuto pubblico né privato. Tuttavia, dopo qualche tempo, la mancanza di capitali portò come conseguenza l’impossibilità di competere nel mercato e quei progetti  produttivi cominciarono a decadere , nonostante il successo iniziale. Per quanto concerne i progetti di carattere comunitario come le mense e le copas de leche, comprese le sartorie e gli orti, si sono conservati. Nel caso della mensa “Derecho a Crecer”[14], ci fu un consistente aiuto da parte del Comune di Albollote, provincia di Granada, Spagna, per la costruzione edilizia e l’insediamento e anche da parte della Deputazione di Granada per il funzionamento quotidiano dello stesso, il quale dà da mangiare a circa 300 bambini.

               In un breve lasso di tempo accadranno due fatti importanti, uno a  Buenos Aires e l’altro nella stessa Santa Fe, i quali origineranno dei cambiamenti importanti sulla scena politica nazionale e all’interno dello stesso movimento. Uno di questi avverrà il 26 giugno 2002 con l’assassinio di due militanti popolari, Santillán e Kostequi, sul ponte Pueyrredón nella capitale federale, e che subito dopo si scoprì che era un tentativo dell’allora governo del presidente Duhalde di soffocare nella repressione la protesta sociale, tentativo che è rientrato per merito della tempestiva mobilitazione di tutti i settori popolari, dimostrando che i fatti del ponte furono una chiara azione repressiva e no la conseguenza di uno scontro tra gli stessi militanti come si volle far credere, mettendo alle corde il governo che, di fronte alle circostanze, fece uso di un altro sotterfugio tipico delle pseudodemocrazie latinoamericane: la convocazione di nuove elezioni che, per causa della mancanza di concretezza di una alternativa politica reale da parte dei settori popolari, consentì di ricomporre l’istituzionalizzazione del sistema, così discussa nelle giornate del 2001.

               L’altro fatto di notevole trascendenza che si produsse a Santa Fe il 29 aprile 2003 e che colpì direttamente l’M.T.L., fu l’allagamento causato dallo straripamento del fiume Salado, il quale lasciò senza tetto a più di 120.000 persone che dimoravano nei quartieri del Sud e del Nordest della città. Un fatto che, sebbene possiede un contenuto naturale, poteva essere evitato se i governi municipali e provinciali, invece di sperperare i fondi previsti, li avessero impiegati nella chiusura del terrapieno Ovest dove avevano lasciato un’apertura di 600 metri, attraverso la quale l’acqua passò e trasformò tutta la frangia Nordest e Sud della città in una diga la cui altezza era persino maggiore a quella del fiume. Ci furono più di 110 morti e una quantità di scomparsi che ancora oggi s’ignora e che si sarebbe potuto evitare se le autorità avessero dato l’allarme in tempo.

               Il primo avvenimento darà luogo all’apparizione di un nuovo scenario politico nella Repubblica Argentina, soprattutto dopo l’ascesa del presidente Kirschner, il quale deteriorerà nel suo insieme all’erroneamente soprannominato “Movimiento Piquetero”, dividendo le sue forze e riducendo la validità del suo principale metodo di lotta: “il piquete” (blocco di strade o di vie). Fatto che sembra essere ovvio se abbiamo presente che l’autonomia delle masse (questione fondamentale che diede origine alla formazione dei movimenti Piqueteros) è inversamente proporzionale all’istituzionalità dello Stato.

               Ciononostante, l’M.T.L. della città di Santa Fe non fu molto colpito da questo primo fatto, quanto sì dal secondo. L’allagamento dei quartieri ad’Ovest, dove più forti erano i Movimientos territoriales nel loro insieme, compreso l’M.T.L., prevedevano la deflagrazione massiva di ribellione e di protesta, ma con loro meraviglia e con quella di chi si trovava fuori, ciò non avvenne. Questo fenomeno è stato ampiamente analizzato in contrapposizione con quanto accaduto con il movimento nella zona della Costa, dove si rafforzò, crebbe e si costituì come forza sociale più mobilitatrice della città di Santa Fe; in realtà, la questione era quella di sviscerare con chiarezza il soggetto di transizione di questa tappa e che non bisognava idealizzare. Il soggetto dei Movimientos Territoriales, tra cui l’M.T.L., sono stati capaci di raggruppare, non era un soggetto omogeneo e tanto meno rivoluzionario come in molti avevano pensato, era un esercito di disoccupati e, fondamentalmente, affamati che andavano alla ricerca di qualche palliativo nei confronti della dura situazione che vivevano e per tanto confluivano lì: lavoratori emarginati, giovani che non avevano mai avuto l’opportunità di lavorare ed emarginati strutturali privi di qualsiasi ambizione di lavoro e disposti ad approfittare quel poco che l’assistezialismo poteva loro consentire; della sua classificazione, separazione e formazione dipendeva il futuro dell’organizzazione. Ciò fu chiaramente inteso dai compagni della Costa, probabilmente perché l’assistenzialismo ufficiale e religioso in quella zona non aveva penetrato in profondità, dando avvio a una costruzione fondata nella formazione politico-sociale, nello sforzo solidale e nella ristrutturazione della cultura del lavoro. Ad Ovest, Santa Rosa de Lima e Acería si sottovalutò la formazione e la ricostruzione della cultura del lavoro, dilungando per molto tempo la prospettiva assistenzialista e quando finalmente il governo, a causa dell’allagamento, aprì i canali dell’assistenza clientelare, i movimenti semplicemente si frantumarono, perché avevano perso la loro ragione di essere, in quanto il loro unico obiettivo era il borsone degli alimenti e il Piano Sociale.

               Nell’aprile del 2007, Santa Fe si allagò nuovamente, questa volta non per lo straripamento di qualche fiume, bensì per le abbondanti piogge, la mancanza di canali di scolo e di pompe aspiranti non consentirono un normale deflusso dell’acqua, soprattutto nella zona dove erano posizionate le difese e la città nuovamente divenne una pentola anche se, a differenza del 2003, che vide allagata la zona Ovest, ora il fenomeno coinvolgeva tutti i quartieri della città, dove i danneggiati dall’allagamento erano più di 200.000. L’imperizia, l’incapacità e la reazione tardiva dello Stato furono una volta in più gli elementi che emersero da questa situazione. La reazione del M.T.L. fu l’unica cosa diversa, giacché sin dal primo momento è stato al fianco dei compagni e dei vicini, nelle prime ore aiutando l’evacuazione e il riubicamento delle famiglie e, successivamente, nella distribuzione degli alimenti, vestiti e coperte che arrivavano grazie alla solidarità di differenti settori e luoghi del paese, così come nella lotta per la soluzione di quelle necessità che gli organismi dello Stato non risolvevano, nonostante avessero i mezzi per farlo. Fu in questo modo che si operarono vari blocchi di strada e mobilitazioni, anche sotto la pioggia, conservando l’unità del movimento che, inoltre, si sviluppò lungo tutto quel processo, differentemente da quanto accaduto nel 2003, conformandosi persino nei quartieri della zona Nord dove fino a quel momento non era presente. Pensiamo che il cambiamento fondamentale è stato quello di sostituire il feudalesimo territoriale per la democrazia orizzontale come metodo di costruzione e assimilazione. In questa vicenda è degno di porre in evidenza la solidarietà offerta dai compagni del Partito Comunista della provincia di León, Spagna, i quali contribuirono con le proprie entrate individuali, questo denaro s’impiegò per l’acquisto del latte e dei pannolini che furono di grande aiuto durante l’emergenza.

               È in questo modo che l’M.T.L. della Costa, senza smettere di lottare per le rivendicazioni più urgenti come il cibo e il Piano Sociale, fondamentalmente mira al raggiungimento del lavoro e a una migliore qualità della vita, che si traduce in migliori servizi, alloggi, educazione, salute e qualità dell’ambiente. Esso sta diventando la forza sociale che attualmente si delinea come la più forte della città, sviluppandosi in quasi tutti i quartieri, affiliata alla Central de Trabajadores Argentinos[15] con un registro che annovera più di 1.500 iscritti, forma parte del Comité de Organización de la Marcha de los Chicos del Pueblo[16], del Foro Contra la Impunidad y por los Derechos Humanos[17], forma anche parte del Movimiento por la Soberanía Nacional[18] della città di Santa Fe e rappresenta l’associazione egemonica del Frente de Organizaciones en Lucha[19] della città di Santa Fe.

 

L’M.T.L. – L’ASSOCIAZIONE CIVILE, CULTURALE E COMUNITARIA DI LA COSTA

GESTIONE E LAVORO

 

            Nell’anno 2004 con l’auspicio e l’immenso aiuto offerto dall’A.R.E.X. Andalucía (Argentinos en el Exterior de Andalucía – España[20]), la Fundación Mirando al Sur[21] della città di Buenos Aires e il contributo di fondi provenienti dal Comune di Albollote (Granada – Spagna), l’M.T.L. della Costa edifica il suo Centro Comunitario nel quartiere di El Pozo, il quale è composto da un salone di 144 m2, con un impianto per la cucina il cui servizio mensa può ospitare oltre 300 persone, con tavoli e sedie per lo scopo e altri mobili e utensili per l’ufficio.

               In quel luogo e ancora una volta grazie al patrocinio dell’A.R.E.X. Andalucía, con fondi provenienti dalla Diputazione di Granada si è potuto sostenere nell’arco di un anno e mezzo una mensa comunitaria per più di 300 bambini, per alcune delle loro madri e un insieme di anziani privi di assistenza, alcuni di loro mangiavano nel Centro Comunitario e ad altri veniva distribuito il cibo nelle loro case, affinché condividessero con le rispettive famiglie. Questo sussidio si esaurì nel mese di novembre 2006 per la semplice ragione che l’Argentina, macroeconomicamente parlando, ha una crescita in ragione del 9% annuo, ciò la fa apparire all’estero come se fosse una economia in auge e in sviluppo, fatto che, internamente e dovuto a una distribuzione della ricchezza molto ingiusta, non si verifica; al contrario, ancora persistono sacche di povertà e d’indigenza enormemente miserevoli come quelle che si vedono nei sobborghi di Santa Fe e che l’M.T.L. accudisce. Di modo che con enormi difficoltà la mensa continua, non può più soddisfare la quantità di gente che assisteva, ma, si è voluto dare la precedenza a un insieme di famiglie dalle risorse molto scarse e con bambini in stato di denutrizione o con rischi di denutrizione, per almeno così fornirgli un pasto caldo giornaliero. Da parte sua lo Stato non presta attenzione alle richieste del movimento, il quale si appoggia sugli aiuti offerti dai diversi programmi d’assistenza, ma che in realtà non giungono a coloro che più ne hanno bisogno, di modo che è a partire da questa posizione dove più si sente la necessità di ricevere urgentemente aiuti.

               Nel locale del Centro Culturale funzionano inoltre:

 

Laboratorio di Cucito Comunitario: formato da donne, in maggioranza sono le madri dei bambini che prestano servizio nella mensa, riciclano gli indumenti offerti in donazione, adeguandoli alle misure di coloro che ne hanno bisogno e con i ritagli e la tela rimanente si confezionano nuovi indumenti o trapunte che servono per soddisfare le necessità di 610 famiglie indigenti. Le persone che svolgono quest’attività sono ventidue.

Appoggio Extrascolastico: consiste nell’offrire aiuto nello svolgimento dei compiti scolastici dei bambini, è affiancato anche da un complemento didattico e culturale che ha dato dei buoni risultati, inoltre viene loro offerta un’integrazione alimentare per mezzo del vaso o ciotola di latte, offerto a fine attività.

 

Ciotola di latte: è un’attività che si svolge sin dagli inizi del Centro Culturale e assiste ai bambini che effettuano appoggio scolastico e altri tra zero e cinque anni, si completa con giochi e attività didattiche.

 

Alfabetizzazione per adulti: questo compito si esegue secondo un metodo audio visuale creato dall’Instituto Pedagógico Latinoamericano y del Caribe de la República de Cuba[22], intitolato “Io, sì posso”, il quale è composto di 65 lezioni da 35 minuti cada una, è diretto agli analfabeti adulti e ci ha già consentito di alfabetizzare 135 persone, così come ad addestrare 18 istruttori che sono disoccupati beneficiari dei piani sociali, istruiti, vale a dire, che sanno leggere e scrivere, sebbene non possiedono studi superiori.

 

Centro di Giorno: è un progetto che ha a che fare con la riabilitazione delle persone colpite da assuefazione da alcolici, da droghe o da sigarette, il quale a sua volta si completa con l’informazione e l’azione preventiva. Questo progetto è di grande importanza per la nostra gioventù che per tutto il periodo in cui era in vigore il neoliberismo e la crisi, di fronte alla mancanza di un lavoro e alla possibilità di una vita decorosa, è cascata sotto l’influenza di queste assuefazioni, mettendo seriamente in pericolo il loro futuro e la loro vita.

 

Laboratori Culturali: raggruppano compagni e vicini con inquietudini culturali e artistiche come il teatro, la pittura, la letteratura o i circoli di lettura e di studi che aiutano alla formazione individuale e di gruppo.

 

Qualificazione lavorativa: sono laboratori di qualifica per persone disoccupate o non, che cercano d’imparare un mestiere con il quale poter generare le condizioni necessarie per guadagnarsi da vivere. Sono presenti i laboratori d’informatica (fondamentalmente operatori Personal Computer), elettricità, idraulica, parrucchiere, edilizia, vendita e strumenti di vendita, amministrazione, panettiere, ecc.

 

Inoltre: si sta cercando di finire di posare il tetto su un’altra delle ex vasche di decantazione fognaria che formano parte dell’immobile dell’Associazione per dare luogo allo svolgimento di una Biblioteca Pubblica, una Farmacia di Generici e una Industria Panettiera.

               Anche negli altri quartieri della città si svolgono le attività del Movimento e dell’Associazione, consistenti in mense e ciotole di latte di dimensioni più piccole, orti comunitari, alcune falegnamerie e fucine, oltre ai laboratori culturali e di qualifica lavorativa.

            Mediante un accordo con l’Ambasciata della Repubblica di Cuba si sono ottenute 12 borse di studio, affinché i giovani provenienti dalle famiglie disagiate appartenenti al Movimento possano studiare la carriera di medicina nell’emblematica Isola. Tutti hanno già frequentato il corso introduttivo di medicina nell’E.L.A.M.[23] n°15 di Pinar del Río e iniziato il corso specifico della carriera, il prossimo anno si cercherà di triplicare il numero di studenti in previsione di vedere concretato un obiettivo sul quale stiamo lavorando, si tratta dell’installazione, in un futuro prossimo, di cliniche popolari con attenzione medica gratuita e completa per coloro che posseggono una magra o nessuna entrata, poiché anche se non sembra, nel nostro paese sono in molti.

 

 

UBICAZIONE GEOGRAFICA

 

           

La città di Santa Fe si trova localizzata nella cosiddetta zona litorale della Repubblica Argentina, è la capitale della provincia dallo stesso nome, possiede approssimativamente 400.000 abitanti, includendo i distretti costieri di Alto Verde, El Pozo, La Guardia, e Colastiné Sud e Nord (luoghi questi dove iniziò e si radicò, l’M.T.L. della Costa), a sua volta, appartiene al Dipartimento La Capital, insieme alle diciannove circoscrizioni in cui si divide la Provincia. Si trova localizzata, come si diceva poc’anzi, nello strategico litorale argentino a 31°34” di latitudine Sud e 60°4” di longitudine Ovest, sulla sponda destra del fiume Paraná a 475 km dalla capitale federale (Buenos Aires). In quest’area si concentra buona parte della popolazione, l’infrastruttura e l’attività economica del paese. La superficie è di 3.055 km2 e la densità della popolazione per km2 è di 115,21 abitanti, le sue frontiere sono: a Nord, Campo Crespo (Recreo), a Sudovest, Santo Tomé, a Est la laguna Setúbal e i canali di derivazione del Porto di Santa Fe (affluenti del Paraná) e ad Ovest, il fiume Salado.

 

 

CLIMA

 

            Per quanto concerne le condizioni climatiche, la città di Santa Fe riceve un forte influsso da parte del fiume Paraná, il quale rende tenui le caratteristiche mediterranee della regione.

               Definita come di clima temperato pampeano, la regione di Santa Fe si distingue per la mancanza delle quattro stagioni. In effetti, si può solo determinare una stagione calda che va da novembre a marzo. L’oscillazione giornaliera, così come l’ampiezza della temperatura, aumenta da Est ad Ovest, nel frattempo diminuisce l’umidità relativa e le precipitazioni. In inverno la temperatura e l’umidità media sono rispettivamente di 10°C e 65% e durante l’estate di 21° e 55%.

 

 

SITUAZIONE SOCIOECONOMICA

 

               La provincia di Santa Fe è la seconda più ricca del paese, possiede il terzo maggiore bilancio ufficiale dell’Argentina, si distingue per avere su quasi tutto il suo territorio una economia agro esportatrice, predominando una frangia decisamente industriale che occupa la zona Sudest e che parte dalla città di San Lorenzo fino a Villa Constitución, attraversando il Gran Rosario, forma parte della denominata Regione Pampeana, possiede le royalty agricole e zootecniche più grandi della repubblica, ciò nonostante, la sua capitale Santa Fe, è una delle cinque città con il maggiore indice di povertà, secondo quanto afferma il sondaggio permanente famigliare dell’Instituto Nazionale de Estadísticas y Censos de la República Argentina[24].

               Nel Gran Santa Fe vi abitano 487.000 persone delle quali 146.150 si trovano al di sotto della soglia di povertà, di queste, 71.612 sono nello stato d’indigenza, sul totale di questa popolazione, 120.00 sono minori di 14 anni, di cui il 45,8% sono poveri e di loro il 22,4% sono indigenti, la disoccupazione netta raggiunge il 10,4% della popolazione e la sottoccupazione il 10,2%, ciò fa un totale del 20,6% della popolazione con problemi di lavoro stabile e per quanto concerne i lavoratori che hanno un rapporto di dipendenza, il 40% è in nero, vale a dire, non gode di nessuna garanzia sociale e negli slum o nelle baracche precarie vivono circa 70.000 persone che non usufruiscono dei servizi basici come l’acqua potabile, fognature, servizio sanitario, ecc. Un beneficiario di un qualsiasi Piano Sociale esistente (Jefes/as de Hogar, P.E.C[25], o Piano Famiglia) percepisce mensilmente $ 150, vale a dire, meno di 48 dollari, quando il costo base del paniere per il cibo supera i $ 940,00 e il paniere dell’indigenza raggiunge i $ 430,00.

               Questa è l’altra Argentina, quella che non si vede nei mezzi di comunicazione, quella che è il prodotto di una brutale disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza e che contrasta con l’Argentina macro del 9% di crescita annua.

 

 

PROGETTI FUTURI

 

            L’M.T.L. e l’Asociación Civil, Cultural y Comunitaria de la Costa si pongono come obiettivo quello di continuare a lavorare con il soggetto più bisognoso della società argentina, con motivo di una presa di posizione di fronte alla realtà e per una questione di umanità. Non possiamo consentire che quel 45,8% di bambini e di giovani santafesini che vivono, crescono e muoiono, soprattutto muoiono, nella povertà, non abbiano la possibilità di vivere un futuro migliore, di avere uno scopo superiore a quello di dover sopravvivere e di tramandare di generazione in generazione tutta una serie di frustrazioni e posticipazioni che in questo secolo nessun uomo al mondo dovrebbe avere. È necessario continuare a lavorare, così come abbiamo fatto in questi ultimi cinque anni per mettere in salvo dalla denutrizione e dalla mortalità e morbilità evitabili a tutta una generazione che oggi è compresa tra zero e cinque anni e dobbiamo, inoltre, costruire una autonomia popolare tale da consentire di sconfiggere le smanie del sistema che vuole vedere il popolo legato all’assistenzialismo clientelare di cui lo ha abituato, aprire la strada per una controcultura che consenta la formazione di un pensiero alternativo, proprio dell’uomo nuovo e di plasmare, una volta per tutte, il progetto di una alternativa politica liberatrice, capace di contendere il potere con l’obiettivo di costruire una nuova società.

               È in questo senso che ci vediamo immersi nella concretizzazione di vari progetti, alcuni dei quali sono la continuazione di quelli già compiuti, come quelli a carattere comunitario e altri sono nuovi che hanno a che fare direttamente con la produzione. In seguito descriveremo minutamente alcuni di loro e le difficoltà che affrontiamo:

 

 

Mensa Comunitaria: con l’obiettivo di continuare ad assistere agli oltre 300 bambini che ancora ne hanno bisogno, le 35 madri e i 43 anziani. Attualmente disponiamo di un bilancio che non supera i $ 1.000 mensili e ci vorrebbero circa    $ 10.000 mensili per renderlo efficace.

 

Laboratorio di Cucito Comunitario: attualmente dispone di due macchine per cucire, una con il pedale e l’altra elettrica, ci vorrebbero almeno altre due macchine, anche se con il pedale, e una macchina industriale per cucire, rammendare e fare gli occhiali. Questo progetto non solo provvederebbe di indumenti alle famiglie bisognose, ma potrebbe essere anche una fonte di lavoro per cinque madri che al momento sono disoccupate.

 

Alfabetizzazione degli adulti: si continuerebbe con la metodologia già in uso, mediante il metodo cubano “Io, sì posso”, questo è un progetto che per eseguirlo non necessita di un grosso bilancio.

Appoggio scolastico: è a carico delle giovani docenti disoccupate, diffuso in più di dieci quartieri della zona, si complementa con una razione di latte e cioccolato e biscottini.

 

Centro di Assistenza alla madre adolescente abbandonata: influenzato dalla grande quantità di giovani donne tra i 12 e i 18 anni che restano incinte, abbandonate dai loro compagni e respinte e avversate dai propri genitori, provvede a dare un tetto, cibo e qualifica professionale a circa 15 giovani donne, di modo che occorre uno spazio adeguato (a tal fine si cerca di risistemare una seconda struttura), mobilio per madri e figli, strumenti per la cucina e per la pulizia e tutto il necessario affinché, in breve tempo, quelle mamme si qualifichino in un mestiere. La struttura richiede un investimento di approssimativamente $ 20.000,00 e il suo funzionamento di circa 2.000,00 mensili.

 

Centri di Giorno: con caratteristiche simili a quello precedente, si sta portando avanti, ma l’insufficienza di spazio e di alcuni strumenti pratici fanno sì che si svolga con una cerchia molto ridotta di giovani con assuefazioni, quando in pratica le esigenze di assistenza sono molto più ampie.

 

Laboratori culturali: il loro principale problema presente è la mancanza di un posto, perché in realtà esiste un grande interesse e collaborazione da parte dei suoi partecipanti, i quali loro stessi si fanno carico delle spese di gestione, ma sono privi di una maggiore possibilità di pubblicazione, esposizione e propaganda.

 

Qualificazione professionale: questo è un progetto fondamentale per quanto concerne la ricostruzione della cultura del lavoro e suscita un grande interesse da parte degli integranti del nostro movimento; l’idea è quella d’insegnare a lavorare e a disciplinare gli orari, si dispone dell’attrezzatura necessaria per le qualifiche di parrucchiere, di panetteria, di elettricità, edilizia e informatica, così come tutto quello che concerne il campo dell’amministrazione e quello della vendita, ma servirebbero alcune strutture per l’insegnamento della metallurgia  e della falegnameria, due mestieri che consentono un rapido accesso al mondo del lavoro.

 

Riciclaggio di una seconda vasca dell’immobile: si riferisce alle possibilità di rendere concreto gli altri progetti produttivi già menzionati e si tratta della copertura del tetto di un’altra delle ex vasche di decantazione fognaria che posseggono pareti di cemento armato di 30 cm di spessore e tre metri di alto dall’altezza del pavimento, apertura di porte e finestre e sistemazione dei pavimenti. Si hanno già a disposizione le lamiere e la struttura di ferro, rimanendo ancora oggi in sospeso, e con i prezzi del momento, un bilancio di $ 20.000,00.

 

Cliniche Popolari per la Salute: un progetto a lungo termine, collegato con i compagni che stanno studiando medicina nella Repubblica di Cuba e consistente nell’installazione di cliniche di assistenza per la salute interamente gratuite nei quartieri più popolosi della città, che si vuole collegare con la Central de Trabajadores Argentinos (C.T.A.) e ha come proposito quello di essere un’alternativa per i poveri verso un sistema ufficiale di salute estremamente inefficiente per quello che concerne la prevenzione e l’assistenza basica.

 

PRODUTTIVI:

 

Panificio: questo progetto opera con quattro persone che lavorano da un punto di vista artigianale, per una sua autentica produzione industriale si necessitano una piccola impastatrice, un’altra da 25 kg e un forno rotatorio che consentirebbe la produzione su grande scala con possibilità di lavoro per dieci persone e anche di più. L’amministrazione del progetto si effettua in forma cooperativa.

 

Cooperativa per la Costruzione di Alloggi: si riferisce a un tipo di cooperative speciali composte da 16 persone per lavorare nella costruzione degli alloggi, una volta che si sono costituite queste cooperative lo Stato le fornisce delle attrezzature necessarie e gli appalta otto alloggi da costruire in due tappe, ciò consente ai sedici iscritti di avere un lavoro. Al presente esistono due cooperative in funzione e abbiamo in progetto la formazione di altre quattro che ancora non prendono l'avvio per via del corso di qualificazione. L’idea è quella di confluire in una Cooperativa Costruttrice di edificazione generale.

 

Fabbrica di mattoni: questa è una industria tipicamente artigianale nel ramo della fabbricazione dei mattoni, la cui materia principale è l’argilla cotta, possiede un mercato molto popolare dovuto al boom della costruzione nel centro della città di Santa Fe, ma che per quanto ci riguarda richiederebbe di un investimento vicino ai $ 30.000 per diventare veramente produttiva e fornire lavoro a quindici persone.

 

Fabbrica di mattonelle: situata nel quartiere di Alto Verde, produce piastrelle per marciapiedi o per sentieri pedonali, molto usate nelle opere pubbliche della città e nei cortili delle scuole, in questo progetto lavorano cinque persone con ottimi risultati.

Allevamento Intensivo di suini in Fattoria Organica e Cooperativa di Macellazione: un vero megaprogetto che può offrire lavoro a molte persone organizzate in cooperativa di lavoro e che ha una crescita illimitata, date le intenzioni dei nostri governi di soppiantare l’alto consumo di carne vaccina che esiste in Argentina per quello di altre carni alternative, tra le quali si trova la carne di maiale. È un progetto che si trova in una fase costruttiva e si cerca di portar avanti con l’aiuto della Federación Agraria Argentina (Ente che comprende i produttori agricoli e zootecnici medi e piccoli), il suo investimento iniziale è molto alto per le nostre possibilità, giacché si aggira intorno ai $500.000,00, ma gli studi finora effettuati consentono di prevedere un rapido recupero di quell’investimento vista la redditività del progetto.

 

---------------------------------------------

 

 

Oltre a la Mensa Infantile, questa è tutta la serie di progetti sociali che il MTL–Centro Comunitario sviluppa nella provincia di Santa Fe. La nostra associazione Vientos del Sur intende appoggiare la mensa infantile, e intraprendere un perdorso di accompagnamento di questa realtà, seguendola nel tempo viste la

gravissima poverta che colpisce questo territorio argentino.

 

Per realizare questo chiediamo la vostra collaborazione

Con un versamento sul Conto Corrente Postale:

79089132 intestato a Ass. Argentina Vientos del Sur,

 indicando la causale

MENSA INFANTILE SANTA FE

 

 

www.vientosdelsur.org


 

[1] Movimento Popolare dei Disoccupati della Provincia.

[2] Movimento Disoccupati in Lotta del Quartiere Santa Rosa de Lima

[3] FONAVI, Fondo Nazionale per l’Alloggio.

[4] Scuola d’Istruzione Media.

[5] Associazione Civile, Culturale e Comunitaria della Costa.

[6] Movimento dei Disoccupati del Quartiere El Pozo.

[7] Movimento dei Disoccupati “Gioventù Attiva” della Costa.

[8] Federazione per la Terra e per l’Alloggio

[9] Movimento Territoriale Liberazione.

[10] Federazione per la Terra e per l’Alloggio - Corrente Classista Combattiva

[11] Associazione Civile, Culturale e Comunitaria della Costa.

[12] Mense Comunitarie.

[13] Alla lettera “Bicchieri di Latte”, ovvero, punti di somministrazione del latte per i bambini.

[14] Diritto di Crescita.

[15] Sindacato dei Lavoratori Argentini.

[16] Comitato Organizzatore della Marcia dei Giovani del Popolo.

[17] Foro Contro l’Impunità e per i Diritti Umani.

[18] Movimento per la Sovranità Nazionale.

[19] Fronte delle Organizzazioni in Lotta.

[20] Argentini all’Estero di Andalucía – Spagna)

[21] Fondazione Guardando verso Sud.

[22] Istituto Pedagogico Latinoamericano e dei Carabi della Repubblica di Cuba.

[23] Escuela Latinoamericana de Medicina (Scuola Latinoamericana di Medicina)

[24] Istituto Nazionale di Statistica e Censimenti della Repubblica Argentina.

[25] P.E.C., Programas de Empleo Comunitario (Programmi d’Impiego Comunitario).