Quello che non si vuole fare conoscere dell’Argentina.

 Una firma per la popolazione ed i lavoratori argentini.

 Tante cose sono state illustrate in questi mesi sulla situazione economica e sociale dell’Argentina, l’incontro con Nora Podestà, dirigente della Liga Argentina por los Derechos del Hombre, ci ha fatto conoscere una realtà che si vorrebbe nascosta, perché scomoda per il potere politico e per le ricadute sui rapporti internazionali.

 CGIL CISL e UIL ritengono che si debba dare un'informazione completa, offrendo a tutti la possibilità di valutare la situazione obiettivamente, cosa che per noi, invece, rappresenta l'elemento fondamentale per scendere in campo a tutela dei diritti, delle libertà e delle condizioni di lavoro e di vita.

 Quanto elenchiamo nel presente documento sono eventi drammatici della realtà argentina, elementi sui quali sarà opportuno riflettere.

 E’ in atto un processo di privatizzazione selvaggia in tutte le realtà del paese con una lacerante cancellazione dei diritti sociali quali pensioni, scuola e sanità;

 Nel campo dei diritti dei lavoratori, ormai quasi tutto è stato cancellato così che da un giorno all’altro, per fasi di ristrutturazione o diminuzioni produttive, vengono soppressi centinaia di posti di lavoro senza la minima traccia di ammortizzatori sociali o altri tipi di sussidi. La precarietà ha raggiunto il giorno per giorno e non si sa se domani ci sarà ancora lavoro e per chi.

La previdenza (le pensioni sia di vecchiaia che di invalidità) passate dallo Stato alle banche (le banche in Argentina sono tutte o quasi extra-nazionali). L’abbattimento del deficit ha ridotto tutti gli altri servizi sociali: scuola dell’obbligo, media ed universitaria a pagamento solo per chi può permettersela.

 Nessun’altra spesa per la cultura (musei ed altre attività) viene stanziata senza profitto. Prezzi dei servizi fatti sui conti effettivi più i profitti, incremento esponenziale dei conti delle utility (telefoni, luce, gas, etc..), solo i salari sono bloccati!

Tutto questo per ottemperare alle disposizioni del FMI

 Come conseguenza c’è un incremento sul livello di disoccupazione: dal 15% di due anni fa, oggi il dato ufficiale si attesta al 30%, al quale va aggiunta quella informale (il lavoro nero, sommerso) che viene calcolata al 30 – 35%, con fenomeni di sottoccupazione e di vero e proprio sfruttamento.

 La mortalità infantile e la sottonutrizione viaggia verso cifre da terzo mondo con un incremento del 25% dei morti nei primi anni di vita ed una stima del C.T.A. di 60 bambini su 1000 circa nell’ultimo anno. Se ciò non bastasse, incombe lo spettro di un nuovo ritorno alle torture psicologiche e fisiche e le ombre di un passato ancora tremendamente inciso nella memoria, riprendono consistenza.

 Sotto la scure del FMI, come detto, chiudono fabbriche considerate improduttive ed i lavoratori ed il sindacato argentino tentano di attivare cooperative di autogestione che a volte vanno a buon fine ma che hanno visto (vedi allegato documento) in una fabbrica  (La Zanon) scendere in campo l’ambasciata d’Italia che ha sporto denuncia per tutelare gli interessi degli imprenditori italiani,  chiedendo l’allontanamento dei lavoratori che hanno rimesso in produzione una fabbrica “abbandonata” dagli imprenditori italiani. Ma nella realtà di un popolo che soffre c’è anche del buono. Infatti superando i vecchi schemi partitici oggi in Argentina si svolgono sempre più numerose le assemblee di quartiere e di zona. In detta assemblea ha preso luce e forma un’economia di sopravvivenza ove la solidarietà è il contrappeso alla triviale realtà della globalizzazione. In questo modo un popolo ricco di storia e di risorse naturali, malgrado i governanti al potere, riescono a sopravvivere, reintroducendo persino il baratto.

 C’è luce in fondo al tunnel!

E noi, con la nostra solidarietà manifesta e sincera vogliamo essere vicini al popolo argentino e per fare questo chiediamo una firma ai lavoratori perché anche un documento può essere uno stimolo a resistere e in contemporanea chiediamo al governo italiano di cessare ogni atto contro un popolo che vive momenti di tremenda difficoltà, anche tenendo  presente che i nostri imprenditori hanno attinto in passato a piene mani dall’economia argentina.

Ricordiamo al governo argentino che non può essere fatta pagare ai cittadini la loro incapacità di gestire l’economia e che non si faccia coercire dal FMI in azioni che tolgono ai lavoratori le cose essenziali a favore di un capitalismo estremo e globalizzato dai tratti terribilmente disumani.

 Scendiamo a fianco del popolo argentino perché si lavori , per far crescere i principi di democrazia ed i valori di libertà opponendosi a qualsiasi tentativo contrario teso all’autoritarismo che porti il paese verso un’esperienza drammatica che pensavamo definitivamente passata.

 Udine, 01.07.02

 

Per La Segreteria CGIL

   Natalino Giacomini

 

Per La Segreteria UIL

    Nando Ceschia

  

Per La Segreteria CISL

    Michele Casaroli