Per otto mesi questa rivista non è arrivata alle vostre case, ci  scusiamo con tutti voi. Non per  mancanza di voglia, anzi, non siamo riusciti da un lato per motivi economici, dall’altro e soprattutto per la mancanza di tempo materiale per costruirla, vista la quantità di eventi che in questi mesi hanno percorso, investito, le nostre vite individuali e collettive, alle quali abbiamo cercato di dare risposta con i  pochi mezzi che disponiamo, vale a dire la buona volontà, il lavoro volontario e l’aiuto che molti di voi hanno prestato. La nostra presenza tra i tesserati, simpatizzanti e in questa società dove viviamo, è stata in realtà costante con le iniziative realizzate, da soli o insieme ad’altre organizzazioni, amici e compagni con i quali abbiamo condiviso allegrie e dolori; pezzettini di una storia non conclusa, nel bene e nel male di ciò che questo significa.

 Le testimonianze di queste persone care sono qui, le troverete nelle pagine seguenti, come un primo tentativo di modificare la rivista, non nella sua personalità e linea, bensì meno notiziario e più analisi, denuncie, di chi con le proprie mani, cuore, e cervello si trova a spalare le peggiori conseguenze di questo sistema economico.

Una rivista trimestrale che speriamo maturi nei prossimi mesi, come attrezzo che ci permetta di comunicare meglio ciò che accade nella nostra terra e nel mondo, e di affrontare ciò che avviene.

Eventi come quello di Genova, tragica e piena di speranza allo stesso tempo, dove Vientos del Sur aderì e partecipò alla fondazione dell’Udine Social Forum. L’attentato contro le Torri Gemelle, che noi abbiamo condannato come un enorme favore alla destra mondiale, lontano dalla nostra etica umana e politica, ma denunciando un secondo dopo che il primo a violare i diritti fondamentali dell’umanità è lo Stato, in particolare quello USA, responsabile delle più grandi atrocità in America Latina e non solo.Quindi un attentato figlio disperato di una situazione mondiale imposta dalle potenze industriali. Poi Argentina, Dicembre, il tracollo del paese e la disperazione di una strage annunciata, che riempie di responsabilità tutti noi, associazione e collettività argentina in Italia, sia nel cercare di dare una mano a chi arriva, come nel denunciare le responsabilità,  di là e di qua dell’oceano, nella devastazione economica e fisica del nostro popolo.

 Sembra quasi un paradigma ulteriore, fra pochi giorni sarà 24 Marzo anniversario del colpo di stato del 1976, e ancora una volta l’impunità continua a regnare: ieri i responsabili dei campi di concentramento, oggi i responsabili di 41 omicidi di manifestanti nei giorni di Dicembre. Oggi l’Argentina non dimostra soltanto che il Neoliberismo non funziona, ma quanto sia ridicolo sostenere che la legge sia uguale per tutti e al servizio della società.

 I prossimi mesi ci riservano più iniziative, risposte diverse a ciò che sta accadendo, tentando nel nostro piccolo di apportare un granello di sabbia, pensando alle parole di Atahualpa:

“La arena es un puñadito, pero hay montañas de arena”.

 Argentina: l’Urlo dei Condannati della Terra

Nonostante la attuale risonanza, con il normale correre del tempo è quasi inevitabile che, secondo la legge del mercato mediatico, l’Argentina scompaia dalle prime pagine dei giornali e telegiornali di maggiore diffusione. Questo implica quasi direttamente, la sua scomparsa dalla mente nella maggioranza delle persone o dalla cosiddetta opinione pubblica. Come qualche ben pensante ha detto “ciò che non è in TV non esiste”, rimanendo magari soltanto la preoccupazione per gli “Italo-Argentini” che rientreranno in “patria”. Una preoccupazione che nasconde delle meschinità ben conosciute, rivolte verso la classe media argentina che ancora può pagarsi un biglietto di aereo.

 Quindi la tensione, la pressione sui responsabili del disastro, l’interesse per le sorti di milioni di persone svaniscono nel limbo di una memoria collettiva non sempre attenta, mantenendosi sul problema soltanto degli addetti ai lavori,sia nel bene sia nel male,di ciò che questo comporta.

Non c’è dubbio, l’Africa dovrebbe insegnarci.

Però scomparsi i grandi titoli, ed è quasi banale dirlo, le sofferenze continuano, l’ingiustizie macroscopiche e soprattutto le responsabilità, le cause percorrono impunemente il loro cammino distruttivo, devastante.

 Nei giorni della sommossa popolare in Argentina, era inevitabile per noi come per molti altri Latino Americani, non tornare indietro con la mente alla lunga campagna per il processo italiano contro i militari argentini, per rendere giustizia ai Desaparecidos.

Nelle decine d’incontri e conferenze che abbiamo realizzato in Friuli, nella seconda metà degli anni 90, ci siamo sforzati di spiegare che non era finita, che c’era una chiara linearità tra la dittatura militare e i governi “democratici “ che l’hanno seguita, sia da un punto di vista economico, come nel rispetto dei diritti umani, denunciando l’inesistenza di quel “miracolo economico argentino”, da più parti sbandierato.

A volte di fronte a sguardi sorpresi, cercavamo di spiegare come le privatizzazioni e la parità peso-dollaro si siano potute imporre solo realizzando un vero e proprio genocidio ( 30.000 Desaparecidos), che spazzasse via  tutta la resistenza sociale permettendo l’instaurazione del Neoliberismo ,  e come questo  abbia spianato   la strada alle multinazionali (comprese quelle italiane) per accaparrarsi le privatizzazioni delle aziende di stato, spolparle, riempirle di debiti per poi passare queste allo stato.

Telecom Italia ricavò circa 12.000 miliardi di lire negli ultimi 2-3 anni, senza pagare tasse in Argentina. Iberia Spagna rilevo Aerolineas Argentinas, che contava con una trentina d’aerei di proprietà, installazioni proprie per la manutenzione, una fetta stabile delle rotte di volo e in attivo. Oggi deve affittare gli aerei, e l’azienda è in bancarotta. Le rotte di volo sono passate all’Iberia.

Gli esempi potrebbero essere molti, anche sull’accaparramento di terre da parte di Agnelli, Benetton, ecc pagate a prezzi irrisori sulla base di favori politici.

Mentre i governi argentini di Alfonsin, Menem e De la Rua con le diverse mafie vicine a loro, hanno volatilizzato circa 25.000 milioni di dollari, che fu il magro ricavato delle privatizzazioni, con un debito estero che oggi arriva ai 160.000 milioni di dollari, tra i più alti al mondo. Vera corda al collo che i paesi industrializzati mantengono su di noi, per controllare il nostro destino.

Sempre diciamo a modo di metafora, ma in realtà non tanto, che il debito estero compie la stessa funzione delle Caravelle di Colombo, la colonizzazione.

Tutto questo accompagnato da un “terrorismo di stato democratico”. Fucilazioni sommarie di manifestanti in piazza o di alcuni dei molti prigionieri politici, torture nei commissariati, persecuzione giudiziarie di attivisti sindacali o popolari, repressioni brutali delle manifestazioni, per sedare nel sangue la rabbia di una popolazione che, alla fine degli anni 90, contava già con più del 30% di disoccupazione, un costo di vita più alto che in Italia, un 40% della popolazione senza un tetto degno sulla testa, denutrizione infantile, 5 bambini al giorno che muoiono di fame, in un paese produttore di alimenti.

 Negli anni di quella campagna, in cui rivendicavamo tutti i Desaparecidos, come compagni che si sono opposti proprio all’instaurazione di questo quadro, qui in Italia solo i settori più lucidi hanno capito ciò che stava accadendo in Argentina negli anni 90. Infatti, oggi di fronte alle immagini della sommossa popolare, la brutale repressione con 41 morti assassinati, tra i quali 5 sindacalisti della Central de Trabajadores Argentinos fucilati sulla porta di casa, e il crollo del sistema economico, molti hanno manifestato “sorpresa” per ciò che accadeva, un atteggiamento ingenuo o veramente mal intenzionato per fini interni della politica e l’economia italiana.

Questo dovrebbero tenerlo molto presente i settori socialdemocratici italiani che appoggiarono il governo di De La Rua, sia dal punto di vista economico come da quello sul rispetto dei diritti umani, vista la repressione scatenata. In realtà coerente con la storia della Union Civica Radical, partito più volte coinvolto  con i militari nei colpi di stato e repressioni di massa, come nel caso della Patagonia Rebelde, centinaia di sindacalisti della FORA fucilati dai militari per ordine del governo Radicale di Yrigoyen.

Ciò che crollò in Argentina nei giorni di Natale, è un sistema economico Neoliberale, primo della classe per il FMI, imposto dagli USA, i vertici della Chiesa Cattolica, e la nostra Oligarchia Pampeana(latifondisti), con la mano dei militari argentini come esecutori.

La dittatura non è il risultato di tre macellai impazziti, come qualcuno furbescamente ha cercato di far credere, il suo fondamento e missione era economico.

Quindi tacere oggi tutto ciò, di fronte alla crisi argentina , punta a salvare il cervello, dando la responsabilità alla mano che l’ha messo in pratica. Non è una coincidenza che si parli soltanto della corruzione dei nostri politici, che rappresentano soltanto una piccola parte del problema, le responsabilità sono più profonde e sanguinose, è il Neoliberismo che non funziona. Oltre alla chiara volontà di mantenere l’impunità a tutti i costi e a tutti i livelli, militare, politico, ed economico, con una grossa responsabilità su questo di noi argentini.

Tutto ciò dovrebbe essere tenuto molto presente dalle forze popolari qui in Italia, ad incominciare dal sindacato, se vuole tornare ad’essere una vera forza sociale.

 Che cosa succederà a partire da oggi in Argentina?, la situazione è molto confusa e crediamo che lo sarà per parecchio tempo. Però bisogna affermare che la sommossa popolare non è stata improvvisa, c’è stato un crescendo del Movimento negli ultimi tre o quattro anni, soprattutto con i Piqueteros, fondato principalmente sui disoccupati delle diverse zone del paese, ad incominciare dai lavoratori disoccupati del petrolio in Patagonia o nel Nord Argentino. Dando vita a lotte veramente epiche, resistendo alle privatizzazioni ,ai tagli di personale o chiedendo posti di lavoro, con una modalità nuova, il picchetto sulle arterie principali, tagliando tutte le vie d’accesso al territorio interessato.

Senza esagerare, spesso queste battaglie sono state per la vita, la sopravvivenza individuale, familiare e d’intere comunità.

Tutti sanno che cosa significa, da un punto di vista sociale, quando accanto al lavoratore o un disoccupato in una barricata ci sono anche sua moglie, i suoi figli o i suoi genitori, condividendo fino in fondo le sorti di una battaglia.

Ci chiamò poderosamente l’attenzione che pochissimi parlassero qui di questo movimento. Mentre loro in un’assemblea nazionale rivendicarono  Carlo Giuliani.

 I Piqueteros, in modo abbastanza spontaneo, sono stati una parte importante nelle giornate del 19 e il 20 Dicembre, insieme a molti attivisti della Centrale de Lavoratori Argentini, Madres de Plaza de Mayo, e partiti della sinistra, con la caratteristica di un totale rifiuto alle bandiere, salvo quelle delle Madri. Poi la classe media, duramente colpita dal Neoliberismo, utilizzò le casseruole per farsi sentire. O addirittura elementi di destra che cercarono di cavalcare il momento.

Però la constatazione principale deve rimanere ben chiara:

La popolazione intera ha detto Basta Ya!, e ha fatto uso del suo sacrosanto diritto di destituire il governo, con gli unici mezzi che gli sono rimasti, molto spesso solo la disperazione e la fame.

 Adesso, questo da solo non fa un nuovo governo, e nemmeno un’alternativa politica ed economica. Eduardo Duhalde, secondo la nostra opinione, è stato disegnato proprio per spaccare il movimento, per riciclare lo “stablishmen”politico occupando immediatamente lo spazio aperto, di fronte all’assenza di una proposta popolare. Vecchio marpione della politica Argentina, intrufolato in quella destra peronista, che massacrò con gli squadroni della morte e i militari, la sinistra peronista e le altre organizzazioni della sinistra argentina, alla fine degli anni 70.Vice presidente di Menem e governatore della provincia di Buenos Aires, accusato pesantemente di traffico di droga e altre ruberie. Non ci aspettiamo molto di buono.

 Però, di fronte a misure economiche demagogiche o che diano qualche respiro alla popolazione, che cosa succederà?, potrà proseguire nel governo tutta una classe politica ed’economica che portò il paese allo sfascio e al massacro?:

E probabile che davanti a misure di questo tipo, una parte dei settori sociali più umili, come alcuni settori della classe media rientrino nella protesta. E necessario capire che una volta finito lo stato d’assedio, i manifestanti hanno continuato nella protesta per ragioni molto diverse tra loro, per questioni particolari o addirittura individuali. Sinceramente non possiamo e non vogliamo fare previsioni, sarebbe una mancanza di rispetto da parte nostra, però rimane il grosso rammarico di non contare con una forza popolare unita, con un progetto che incanali la protesta in direzione di un’alternativa politica ed economica al Neoliberismo. Per fare un esempio, il Movimento Equatoriano è più avanzato nell’organizzazione complessiva e nel progetto globale. Destituito il loro governo, c’è voluto il tradimento dei colonnelli e l’intervento degli USA per evitare che il Movimento prendesse il potere. Noi siamo rimasti un po’ lontani da questa possibilità. Speriamo che questa nostra opinione sia smentita dai fatti molto presto.

Nonostante la divisione delle nostre forze popolari, siamo convinti che il passo in avanti è stato molto importante. Forse niente sarà come prima, soprattutto per la nostra sinistra.

Rimangono sul campo 41 morti, Nostri Morti, in un mondo dove il valore della vita dipende dalla latitudine o dalla longitudine dove si trova. Chi accuserà lo Stato Argentino di terrorismo?!.

Oltre al dolore per la loro caduta, l’odio verso la mano che strappò loro la vita, rappresentano nella nostra coscienza e nei nostri cuori, l’esempio di quei semi di liberazione che abbiamo visto in quelle giornate degne e alte di Dicembre, dove la memoria dei Desaparecidos è stata onorata, idealmente erano li nelle barricate accanto alle Madri, a tanti altri compagni, ai giovani condannati a vita da questo sistema economico, incapace di percepire le sofferenze che causa.

 Come lucidamente ha descritto la dirigente popolare argentina Claudia Korol:

“Furono giornate d’incendio delle sensazioni, delle certezze, delle idee, delle strade, dei corpi e delle anime. Non è facile scrivere su ciò che abbiamo sentito e creduto, ciò che abbiamo pensato e smesso di pensare in queste giornate, però è necessario raccontarci nuovamente ciò che abbiamo vissuto.

Come nacque la ribellione?, quali sono le sue cause?, quali saranno le sue conseguenze?

La ribellione fu il grido lacerato di un popolo alla fame, con disperazione, con rabbia, con indignazione. Grido lacerato di popolo disarmato, sradicato, disincantato.

La ribellione nacque dai frammenti, dalle ferite, dai tagli. La ribellione nacque dalla terra. Seme che non è cresciuto in un’incubatrice. Seme innaffiato con il sangue d’altre ribellioni. La ribellione marciò con rabbia per le strade. Entrò nei supermercati. Fece uscire la gente dalle case. La fece tornare popolo, costruttore della sua propria storia, o quanto meno di frammenti di questa.”

Por los “ Ya Basta” que supimos conseguir!

Ass. Argentina “ Vientos del Sur