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CIEN AÑOS DE SOLEDAD
Non è stato un caso, o mancanza d’immaginazione il motivo per il quale la conferenza del 10 novembre sulla Colombia, in
Sala Ajace, è stata chiamata di nuovo “Cien años de soledad”.
Abbiamo voluto chiamarla così per dimostrare, proprio a partire dal nome, la chiara Iinearità fra le tre conferenze che
abbiamo realizzato sulla situazione colombiana. La prima con Luis Giraldo, sindacalista contadino di Asoinca la seconda con il prete Javier Giraldo e, per
finire, il 10 novembre 2000 con Lucas Gualdron delle FARC-EP (Forze Armate Rivoluzionarie Colombiane — Esercito del Popolo), Marco Consolo PRC,
osservatore al tavolo di dialogo fra guerriglia e governo colombiano, e con la nostra amica e compagna Paola Facchin, volontaria in Colombia.
Tutte tre le iniziative hanno messo sul tappeto aspetti di un fronte unico di resistenza, che non si può dividere
dall’Europa a nostro piacimento, perché frutto di un’esperienza secolare di lotta di fronte allo sfruttamento e all’aggressione storica. La volontà
unitaria di tutta la resistenza non è un capriccio, deriva da quel vecchio sogno di una Latinoamerica unita e libera, dalla continua opera
internazionalista dei grandi nomi della nostra storia, che hanno marchiato a fuoco il nostro DNA, da Tupac Amaru fino al Che Guevara. Segno presente
e visibile in tutte le organizzazioni che lottano dal Messico fino all’Argentina.
Anche noi di Vientos siamo figli di quella storia. Per questo motivo, fin dal primo momento in cui abbiamo deciso di
coinvolgere altre organizzazioni in questa Regione nel lavoro che stavamo realizzando per la Colombia, la nostra intenzione è stata quella di dare voce a
tutti i settori che “resistono e lottano” in Colombia, senza distinzioni o discriminazioni. Purtroppo abbiamo notato che altri settori, regionali e
nazionali, hanno utilizzato altri parametri discriminando, di fatto, le FARC-EP per ragioni di politica interna tutta italiana, gettando le basi per una
nuova equidistanza: non con gli Stati Uniti ma nemmeno con la guerriglia e tutto ciò proprio di fronte alla possibilità concreta di un intervento armato
guidato dagli USA in Colombia. Questa politica di divisione e discriminazione crea un terreno fertile per il rinascere della teoria dei Due Demoni, cioè
mettere sullo stesso piano i militari oppressori e la resistenza popolare, senza tenere conto dei cinque secoli di repressione disumana che il nostro
Continente ha subito da parte dei potenti di questa terra.
Non è la prima volta nella storia che questo accade: abbiamo già subito le conseguenze di questa politica in Argentina,
negli anni ‘70 e ‘80, in cui diversi settori della sinistra europea si sceglievano qualche simbolo e Io innalzavano come bandiera, lasciando morire
molti compagni, perché di fronte alla dittatura genocidi hanno impugnato un fucile.
Oggi tutti si strappano le vesti per i 30.000 desaparecidos in Argentina, assassinati dalla dittatura militare. Oggi tutti
sentono sdegno per come si è concluso il caso Pinochet in Inghilterra. Noi diciamo: bene, meglio tardi che mai. Però non possiamo dimenticare che Pinochet,
Videla, Stroessmer, Somoza hanno ricevuto molti appoggi in Europa, e qui in Italia, ieri e oggi. Non dobbiamo dimenticare che la Democrazia Cristiana
italiana sosteneva economicamente, insieme ad altri, i golpisti cileni nel 1973, mentre chi si opponeva, anche con le armi, era discriminato e spesso
lasciato morire nei modi peggiori che la mente umana possa immaginare, nei campi di concentramento.
L’ultimo caso di questo doppio discorso, in ordine di tempo, è stata la liberazione del torturatore argentino Jorge Olivera
da parte della magistratura romana in conformità a un certificato di morte, della giovane francese desaparecido Marianne Erize, chiaramente falso. Questa
per noi è stata un vera pugnalata nella schiena.
I settori sensibili di questa società devono prendere coscienza di questo e cambiare atteggiamento verso la nostra terra,
rispettando la nostra tradizione di lotta e resistenza, di fronte all’oppressione secolare che spesso è stata di esempio per i lavoratori di tutto il
mondo. Di fronte al Plan Colombia che cosa faranno tutti questi settori?
La teoria dei Due Demoni, l’equidistanza è servita a gettare le basi per l’impunità, la liberazione di tutti i militari
responsabili del genocidio argentino, e ad oscurare sotto un velo di oblio storico tutta la resistenza alle dittature argentine, annullando di fatto ogni
opposizione vera netta società, aprendo i passo al neolìberismo, la forma più avanzata di sfruttamento legalizzato.
Le denunce di Perez Esquivel realizzate a Roma in questi giorni sono molto serie; lui ha parlato della presenza di diverse
migliaia di marines USA in Argentina, legati in qualche modo al Plan Colombia. La situazione è molto grave, l'obiettivo evidente degli USA e dei nuovo
governo colombiano non e raggiungere la pace, bensì eliminare “fisicamente” la guerriglia e tutta a resistenza sociale, per questo i paramilitari e
l’esercito continuano nella loro opera di massacro, nel vero senso della parola, verso i settori popolari per iniettare sempre più il terrore e separarli
dalle organizzazioni popolari.
In queste condizioni il tavolo di pace vacilla ed èmesso in difficoltà, allo stesso modo delle commissioni tematiche, che
ricercano soluzioni ai diversi problemi.
La proposta delle FARC-EP, descritta da Lucas Gualdron, e priva di ogni retorica e dogmatismo, cerca una pace con giustizia e
dignità, che indichi i motivi di povertà e repressione che hanno spinto i contadini colombiani ad armarsi e dare vita alla guerriglia per difendersi, 50
anni fa. Un governo di unità nazionale, per creare un vero spazio democratico, che divida più equamente le ricchezze del Paese, e soprattutto la terra.
Le FARC—EP non vogliono commettere gli errori che si sono commessi in Centroamerica, vogliono senza dogmatismi una pace con
riforme dello Stato che tutelino i settori deboli della società. Vogliono, come ha detto Lucas, un Paese dove essere sindacalisti non significhi rischiaro
la vita tutti i giorni. Anche in questo senso la testimonianza di Paola Facchin, come volontaria italiana in Colombia, è stata di grande valore; ha
descritto in dettaglio la terribile repressione che vivono i contadini, per mano dei paramilitari, e inoltre l'importanza che ha la solidarietà delle
associazioni che da qui prendono posizione e fanno campagne di appoggio alle organizzazioni contadine che resistono e lottano i n condizioni molto
difficili.
Il volume delle informazioni uscite dalla conferenza è stato enorme; ad ascoltare c’erano circa 120 persone tra le quali
molte facce sconosciute, e questo ci riempie di speranza, anche per i commenti di interesse e approvazione che abbiamo ricevuto.
Un elemento vogliamo che sia ben chiaro un’aggressione militare alla Colombia coinvolge tutti noi Latinoamericani e in realtà
ogni persona che abbia n po' di buon senso. Dobbiamo evitare, tutti insieme, che la storia si ripeta ancora una volta nel suo lato peggiore
La Tablada AI momento di
scrivere queste righe (17/11) i prigionieri politici delta Tablada in Argentina, sì trovano da circa 70 giorni in sciopero della fame, dopo averne
realizzato un altro di 46 giorni nell’estate scorsa. Secondo i comunicati che ci arrivanodall’Associazione di Ex-prigionieri politici e da Nora Podestà
della Liga Argentina per i Diritti dell’Uomo, la situazione dei prigionieri è molto grave, hanno perso circa il 30v/o del toro peso corporeo, e i
danni subiti possono essere irreversibili.
Nella riunione di pochi giorni fa hanno deciso di andare avanti, salvo il frate Puigjanè, che si trova in una situazione
molto precaria Inoltre, da parte del governo argentino non si vedono segnali dì volere trovare una soluzione a problema dei prigionieri politici, anche se
la Commissione Interarnericana dei Diritti Umani dell’OrganizzaziOne degli Stati Americani, ha ribadito il verdetto dei 1997: lo Stato argentino deve
liberare i prigionieri. Al momento di scrivere questo editoriale, sappiamo che in qualsiasi momento può arrivare una notizia irrimediabile, anche se
speriamo in un atto di dignità dei governanti argentini, anche fino ad ora hanno dimostrato solo d essere dei codardi, succubi del potere militare, e di
far i scenate medianiche come le dimissioni dei vicepresidente Alvarez; cercando ancora di capire quale manovra si nasconda dietro a quelle dimissioni.
E’ inevitabile sentire un forte senso di dolore, rabbia e impotenza. Dolore per la situazione dei compagni della Tablada,
che indipendentemente dalla condivisione o m no di quell’azione dei 1989, l’occupazione di quella caserma, hanno il diritto alla libertà che gli è già
stato riconosciuto dagli organismi internazionali, perché il violentatori dei diritti fondamentali dell’essere umano in Argentina è lo Stato.
Rabbia perché non ci sono parole per descrivere la vigliaccheria del governo argentino dell’Alleanza (e di gran parte dei
parlamentari dell’opposizione) che non dimostra la volontà politica di trovare soluzioni alla violazione dei diritti umani, anzi continua a reprimere il
popolo, compresi i prigionieri politici e sociali, e a realizzare processi giudiziari contro i sindacalisti. E l’ambasciata italiana in Argentina rimane
fedele alla sua tradizione: durante la dittatura appoggiò i militari, oggi non muove un dito per liberare Roberto Felicetti, cittadino italiano. La
denuncia è di Andrea Benites Dumont, esponente della Commissione di Solidarietà ai detenuti della Tablada.
Impotenza perché nonostante gli sforzi realizzati dalle associazioni nel mondo intero non siamo riusciti a trovare giustizia
per i prigionieri politici. Le mobilitazioni sono state tante: due interrogazioni parlamentari, proposte da Vientos del Sur, presentate da PRC e Verdi,
sfociate poi in una lettera firmata da molti parlamentari italiani, indirizzata al governo argentino chiedendo la libertà per i prigionieri. Noi abbiamo
realizzato inoltre concerti, dibattiti, raccolte di fondi e di firme che abbiamo inviato in Argentina, e una campagna di adesioni a livello internazionale
che ha visto le seguenti adesioni (le più importanti): Asociacào Brasileira Interdisciplinar de AIDS —ABIA (Brasile); Agenzia Panaria de Noticias
(Spagna); Grupo Tortura Nunca Mais (Brasile); Iszquierda Democratica Popular (Messico); OSPAAAL — Organizacion de Solìdaridad de los
Pueblos de Africa, Asia y America Latina (CUBA); Secreteria Generai da Federacào Nacional dos Urbanitarios, da CUT (Brasil);
Rivista Koeyu Latinoamericano; Coordinadora Cultural Simon Bolivar 23 de enero (Venezuela); Gruppo “Tenda” per la Solidarietà e la Pace
dell’Università Cattolica di Roma; Comitato per la Costituzione “G. Lazzati”; CISL-FIM nazionale.
Nonostante tutto, pochissimi giornali hanno parlato di tutto questo, sia in Italia che in Argentina, e i governi continuano a
guardare altrove.
Molti ci chiedono: Come mai dei prigionieri politici in questa Argentina del miracolo economico?
Non riusciremo mai a capire perché ci sono e perché non li liberano, se non capiamo la situazione di questa povertà,
repressione e svendita del Paese, cose che nessuno qui vuole denunciare.
Un solo dato dovrebbe bastare: “dal gennaio 1999 ad oggi 4.000.000 di argentini hanno abbandonato il Paese in cerca di
lavoro” (fonte Clarin).
Il 7 dicembre nella baita degli alpini di Pagnacco realizzeremo la Peña argentina (festa di musica e piatti tipici) per
raccogliere fondi in favore dei prigionieri politici; un momento di festa, in difesa dei diritti umani, perché nonostante tutto oggi molti di piu conoscono
il problema della prigionia politica, grazie allo sforzo di tutti quelli che hanno deciso di schierarsi nella ricerca di giustizia, battendosi per
continuare a sognare.
Dobbiamo andare avanti, con la vostra solidarietà.
Direttivo
Ass. Argentina Vientos del Sur
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