Adesione
e partecipazione di Vientos del Sur alla manifestazione per 27 anniversario del colpo di Stato in Argentina. Documento Memoria, Verità e Giustizia.
24 MarzoLa memoria vince sui responsabili del genocidio
L'’importanza che ha questa data per la società argentina, è facilmente percepibile per chiunque ci conosca minimamente. Quest’anno abbiamo avuto la possibilità d’essere presenti, a Buenos Aires, nei preparativi della manifestazione, e di partecipare insieme a 50.000 persone in Plaza de Mayo a questa commemorazione, fondamentale della nostra storia popolare.
L’emozione si senti, non solo sulla propria pelle, ma su
quella di tutti i presenti. E questo, risulta importante rilevarlo, non è semplice retorica: le lacrime di una Madre di Desaparecido in mezzo a tanti
compagni, che mentre ti accarezza i capelli ti raccomanda di stare attento agli infiltrati della polizia, o all’abbraccio commosso di due vecchi compagni
sopravissuti alle grinfie delle camere di tortura della dittatura, ritrovati in mezzo all’applauso di quelli che eravamo vicini. Anche per la famiglia di
Riva, caduto sotto i colpi della polizia, il 20 Dicembre del 2001, che quel 24 posava una placca con il suo nome a due isolati di Plaza de Mayo dove fu
ucciso il loro figlio. La colonna intera si fermo accanto a quella famiglia, accompagnandola con un urlo di rabbia e dignità.
Sono situazioni, piccole o grandi, che toccano le fibre più
profonde di tutti i militanti, d’ogni persona che abbia un minimo di sensibilità e coscienza, trovandole nei codici interpersonali, perfino nelle chiavi
di lettura e nei modi di ragionare, per che formano parte della nostra accumulazione storica, come popolo, da un punto di vista umano e politico.
E lo spirito con qui si affronta il 24 Marzo, non come una pura
commemorazione, ma come una giornata di lotta fondamentale, dove riaffermare la nostra identità, dimostrando che non sono riusciti ad ucciderci tutti, che
i compagni sopravissuti sono riusciti a generare altri compagni, a mantenere viva la speranza di fronte a quelli che hanno insanguinato la nostra terra,
ieri come oggi.
Stiamo parlando di fondamenta irrinunciabili, dove appoggiare
qualsiasi progetto di cambiamento radicale, della nostra organizzazione sociale, politica ed economica. L’idea chiara che ogni costruzione di superamento,
parte o passa per la rivendicazione dei 30.000 Desaparecidos e della loro lotta, dal riscatto dell’esperienza dei sopravissuti che continuano la lotta. La
battaglia contro le leggi d’impunità, che rappresentano un’oscenità con cui si ferma ogni tentativo di costruire giustizia storica, e che trovano la
sua continuità nell’attuale Terrorismo di Stato.
La consapevolezza di queste battaglie storiche è presente nelle
organizzazioni popolari, come abbiamo potuto tastare con mano nei giorni trascorsi assieme ai lavoratori della Zanon nella loro fabbrica, o fra quelli della
metalmeccanica recuperata Acrow, nei quartieri poveri di Rosario e di Buenos Aires con i Piqueteros con qui abbiamo lavorato. Come insieme a Diego Quinteros e la sua famiglia, o in Villa 21 con la famiglia del compagno Ramon Rodriguez, ucciso nel Dicembre scorso.
E un sentire trasversale, installato nella coscienza di molti.
Abbiamo cercato di tradurre il più fedelmente possibile il
documento letto nella Piazza Storica del nostro paese: documento che raccoglie decine d’organizzazioni popolari, realizzato sulla base del consenso e la
costruzione di tutti, cercando unita, su alte rivendicazioni. Elementi che ci sembrano importantissimi.
Fermo in un angolo scattando fotografie delle colonne dei
partiti della sinistra, del movimento Piquetero, delle assemblee popolar, ce un’immagine che mi rimane impressa: quella dei giovani, organizzati nei
centri studenteschi delle scuole superiori, adolescenti che portano enormi cartelli rivendicando la memoria di una generazione che oggi ha più di 55 anni.
Colpisce, e mi fa rimbalzare nella testa le parole di un militante comunista Jose Schulman, sopravissuto ai campi di concentramento, che alla fine della sua
denuncia contro il giudice torturatore Brusa, dice:
“Sono
sicuro che la memoria e più forte del tradimento, e che quando nessuno ricorderà più Brusa, Videla e Martinez de Hoz, i giovani argentini continueranno a
rivendicare ad ognuno dei Desapericidos. Questo si, sarà vera giustizia”. Quel compagno, tempo dopo trovò in una manifestazione davanti ad un commissariato a Monica, una ragazza giovane a cui la polizia aveva ucciso la sua migliore amica e militante, durante l’insurrezione popolare del Dicembre 2001. Monica, davanti ai responsabili dell’omicidio, ricordo parole di Fidel Castro quando era rinchiuso e sotto processo per l’attacco al Moncada, Monica afferma che:
“
non vuole il sangue degli assassini, che non le serve vendicarsi. Perché la vita della sua compagna non ha prezzo,e nemmeno il sangue di tutti gli
assassini potrà pagare la sua morte.
Per i caduti chiede, il trionfo della lotta di
liberazione. Che il miglior modo di vendicarsi e quello che tutti abbiano il pane, per tutti le rose, per tutti le scuole e gli ospedali, per tutti il
lavoro e la dignità.
Per
tutti la felicità”.
La memoria ha vinto contro i responsabili del genocidio. Guardando quella colonna di adolescenti, nonostante la volontà omicida dello Stato Argentino, il sogno è ancora vivo.
Fabio A. Beuzer Ass Argentina Vientos del Sur
Dichiarazione del 24 marzo 2003Commissione Memoria, Verità e Giustizia
Siamo riuniti in questa storica Piazza del popolo per ripudiare
con la stessa forza di sempre il colpo di Stato del 1976, che installò la dittatura militare più sanguinosa della nostra storia. Per riaffermare il nostro
impegno militante a continuare la lotta contro l'impunità e la repressione di ieri e d'oggi, contro la fame e la consegna del nostro patrimonio nazionale.
E per dire NO alla guerra imperialista contro l'Iraq.
Diciamo oggi presente ai nostri 30.000 compagni detenuti Desaparecidos e a tutti quelli che sacrificarono la propria vita nella lotta per conquistare un'Argentina senza oppressione né sfruttamento.
Questo 24 marzo ci trova in pieno attacco terrorista di Bush e
dei suoi alleati contro l'Iraq. Ignorando la mobilitazione di tutti i popoli del mondo, inoltre senza l'appoggio delle Nazioni Unite, gli Stati Uniti si
sono lanciati alla guerra. Una guerra imperialista, una guerra per il petrolio, una guerra per cambiare la
mappa del mondo e per garantire la loro egemonia.
Con questa guerra, gli yanquee, Inghilterra, Spagna e i loro
seguaci pretendono dare ai paesi e ai popoli del mondo intero un segnale che il loro potere non deve essere sfidato. Malgrado ciò, l'esperienza dei popoli
che resistono, come quello palestinese, quelle del Vietnam, Cuba, Somalia e molti altre, dimostrano che gli imperialisti non sono invincibili e possono
essere sconfitti.
Il genocidio compiuto dalle Forze Armate, che attuarono il golpe
il 24 marzo del 1976, ebbe come obiettivo distruggere le organizzazioni popolari, sterminando i militanti e sottomettendo tutti gli argentini con il
terrore. Questo è uno dei volti della dittatura. L'altro è la miseria programmata per il popolo, mentre
vecchi e nuovi gruppi economici non smettevano di arricchirsi.
E questa politica delle classi dominanti la continuano fino ad
oggi i governi costituzionali. Il genocidio del terrorismo di Stato continua nel genocidio economico. Durante questi 27 anni, l'imperialismo, i latifondisti
e i grandi gruppi economici nazionali e stranieri (specialmente finanziari e industriali) hanno dettato le politiche economiche sociali applicate nel nostro
paese, che approfondiscono la crisi strutturale dell'Argentina e ingigantiscono la disuguaglianza fra i pochi che accumulano ricchezze e i milioni che non
riescono nemmeno a percepire un'entrata minima che gli garantisca la sopravvivenza.
L'approfondimento del carattere antinazionale e antipopolare
della politica economica; la riduzione del salario reale, l'aumento dell'orario di lavoro, la brutale flessibilità delle condizioni di lavoro, il
consolidamento della disoccupazione come fattore permanente, l'avanzamento nella liquidazione della salute e dell'educazione pubblica; la chiusura di
migliaia di fabbriche, la concentrazione della proprietà della terra e la sua crescente snazionalizzazione, sono parte dell'ingiusta realtà che vive il
nostro popolo.
Come pure lo è l'impunità con cui i successivi governi
costituzionali hanno protetto le forze armate, i poliziotti e i civili che pianificarono e compirono i crimini della dittatura.
Opponendosi alla volontà della maggioranza del popolo, con le
leggi del Punto Finale e dell'Obbedienza Dovuta e gli indulti, il governo radicale di Alfonsín e quello giustizialista di Menem, garantirono l'impunità ai
militari, che pianificarono e misero in atto l'orrore, e ai gruppi economici che incitarono il genocidio. Impunità che continuò durante il governo
dell'Alleanza di De la Rúa e continua oggi il governo illegittimo di Duhalde.
Questa garanzia di impunità per coloro che da qualche luogo del
potere minacciano il popolo, dà via libera a quelli che reprimono le mobilitazioni popolari, torturano i prigionieri nei commissariati, assassinano i
giovani poveri per il solo fatto di esserlo. E permette anche che, oltre a fare scuola ai loro successori, i repressori della dittatura continuino le loro
attività, ad occupare alte cariche pubbliche e nelle forze amate e in quelle di sicurezza.
Oggi, 27 anni dopo il golpe, ci troviamo nella situazione in cui
Duhalde, sorto da un nuovo patto spurio con Alfonsín, Ibarra e altri, continua ad aggravare la miseria dei poveri con la sua politica di fame e di
sottomissione nazionale. I salari dei lavoratori perdono potere acquisitivo al passo con l'aumento dei prezzi, ed è sempre più allarmante la situazione di
milioni di disoccupati, la povertà si moltiplica e la mortalità infantile per denutrizione raggiunge dimensioni inedite.
Nel frattempo, il governo continua a pagare l'illegittimo e
fraudolento debito estero, impone continue manovre economiche, patteggia in condizioni umilianti con il FMI, così come accadde nell'accordo a cui giunsero
per imporre l’aumento dei prezzi che favorisce le imprese di servizi pubblici privatizzate e abilita la privatizzazione della banca pubblica. Sono gli
ordini del Fondo, dei grandi gruppi economici ai quali obbedisce Duhalde. Per questo, indennizzò i banchieri e liquidò il debito ai grandi monopoli,
intanto confiscò i risparmi alla classe media, e la portò ad una situazione la cui portata non si può ancora misurare, con l'intensificazione del “corralito”,
la svalutazione e la pesificazione.
Questo governo cerca di frenare la lotta e l'organizzazione
popolare con maggiore repressione. Agli omicidi commessi dai precedenti governi costituzionali, agli omicidi realizzati durante la ribellione popolare del
19 e 20 dicembre e ai ragazzi di Floresta, si aggiunge il 26 giugno il brutale assassinio dei compagni Darío Santillán e Maximiliano Kosteki in una marcia
Piquetera.
Durante tutto il 2002, alle marce e alle sollevazioni popolari
contro la fame, il governo rispose con bastoni, pallottole e carcere. Così fece, per esempio, a Jujuy, Salta, Tucumán, Santiago del Estero, Chaco, Entre Río,
Buenos Aires, Capital Federal. L'attentato contro Estela Carlotto e molti altri, sono parte di quest'escalation intimidatoria e repressiva. E continuano le
fucilazioni e le morti per il cosiddetto “grilletto facile”, come successe ad Ezequiel Demonty. Ma i membri delle forze di sicurezza responsabili di
questi crimini hanno anche la protezione dell'impunità ufficiale. Solamente la permanente mobilitazione popolare rese possibili alcune condanne, come
accadde pochi giorni dopo con l'ergastolo cui fu condannato l'assassino dei ragazzi di Floresta.
Si sono moltiplicate le minacce, le persecuzioni e i processi ai
militanti popolari.
Si sono realizzate violente operazioni con l'intenzione di
sgomberare le imprese recuperate come le Brukman, Chilavert, Lavalan, così come pure i terreni recuperati dalle assemblee popolari. Pochi giorni fa il
governo di Ibarra sgomberò con uno spiegamento brutale delle forze di repressione gli abitanti dell'ex Padelai. E ora sono nuovamente minacciati di
sgombero i lavoratori della Zanón. A tutti esprimiamo la nostra energica solidarietà.
Nonostante tutto questo, il popolo dice basta con queste
politiche di fame, disoccupazione, resa agl’interessi altrui, corruzione, repressione, impunità. E i nostri 30.000 compagni detenuti Desaparecidos,
i più di cinquecento figli di Desaparecidos appropriati dai militari, i nove bambini assassinati, i più di dieci mila prigionieri politici, gli
esiliati, gli assassinati, i torturati, coloro che resistettero in modi diversi alla dittatura, sono presenti in tutte e in ognuna delle lotte che
percorrono l'Argentina. Lotte che dimostrano la sconfitta storica del terrore e dell'imposizione del silenzio con cui la dittatura militare pretese che il
suo progetto di alienazione nazionale e sociale durasse per sempre senza che nessuno gli si opponesse.
Veniamo da un anno di lotta, che diede continuità all' Argentinazo del 19 e 20 dicembre 2001.
Nelle grandi gesta di quei giorni, che sintetizzarono e
superarono quello che già si veniva esprimendo nelle interruzioni delle strade, scioperi, marce, picchetti e sollevazioni popolari, si dimostrò che il
popolo ha memoria; che ha fatto il suo bilancio della dittatura, che preferì uscire in strada piuttosto che accettare passivamente la fame e l'imposizione
dello stato d'assedio, che era deciso ad affrontare una nuova ondata repressiva. Che nemmeno aveva dimenticato le lotte operaie e popolari che precedettero
il golpe del 1976. Alle politiche del governo, il popolo risponde con l'ampliamento e l'intensificazione delle sue lotte.
Le massicce marce dei Piqueteros
e le manifestazioni popolari in lungo e in largo il paese, le centinaia di imprese recuperate dai lavoratori, la presenza nelle strade delle assemblee
popolari, le nuove combattive conduzioni sindacali, sono l'esempio di questa nuova situazione.
Inoltre, nuovi venti di lotta percorrono l'America Latina. Le
realtà del Venezuela, Ecuador, Colombia, Brasile, Bolivia e Paraguay lo dimostrano.
Oggi siamo nuovamente riuniti nella Piazza, e da qui:
Chiamiamo a far fronte alla criminalizzazione della protesta
sociale, che è usata come minaccia per tutti quelli che si arrischiano ad organizzarsi e a lottare contro la fame e la prepotenza e, che nell'ultima
decada, ha portato nei Tribunali migliaia di compagni.
Esigiamo l'immediata libertà dei prigionieri politici popolari
Acosta, Bertola, Felicetti, Gorrian Merlo, Krmpotik e Quinteros.
Allo stesso modo, esigiamo che si rifiuti la richiesta di Italia
e Spagna perché siano consegnati ed estradati dall'Argentina i militanti Bertulazzi e Lariz Iriondo.
Ripudiamo ogni carica repressiva contro quelli che lottano.
Continuiamo ad esigere
l'annullamento delle leggi e dei decreti di impunità affinché si renda effettivo il carcere per i
responsabili del genocidio. Denunciamo le manovre della Corte Suprema per mantenere la sua validità. Denunciamo inoltre l'appoggio a queste manovre da parte del vicario castrense Baseotto, e il sostegno esplicito che gli danno settori della cupola
della Chiesa Cattolica.
Esigiamo giudizio e castigo ai responsabili, esecutori e
complici del massacro del 19 e 20 dicembre e alla repressione delle lotte operaie e popolari degli ultimi anni.
Denunciamo che dopo otto anni d'istruttoria in mano al giudice
Galeano e dopo più di un anno di giudizio orale, nel crimine dell'AMIA, la via giuridica è impotente a risolverlo. Perché insieme all'Esecutivo, che
preserva i segreti di Stato, e al Legislativo, che si presta ad elaborare una legge antiterrorista su richiesta della Side, è parte responsabile della
trama dell'occultamento. Lo Stato, attraverso il processo, lavora per la chiusura della causa AMIA e per consegnarla al servizio della guerra.
Denunciamo tutte le azioni che sotto diversi pretesti violano
sistematicamente la nostra dignità e sovranità, come l'insediamento delle basi nordamericane in terre già cedute a Tohuil, Terra del Fuoco, e l'invio di
marines nella provincia di Misiones, così come pure l'asta della nostra Patagonia.
Manifestiamo la nostra ferma opposizione all' ALCA, che
costituisce un avanzamento qualitativo nell'assoggettamento delle economie latinoamericane e nella distruzione della sovranità dei nostri paesi. Lottiamo
per una vera integrazione solidale dei popoli latinoamericani.
Esprimiamo la nostra energica solidarietà al Venezuela di
fronte ai propositi golpisti e all'interventismo yanqui.
Denunciamo il PLAN COLOMBIA come piano di guerra e ingerenza
militare dell'imperialismo nordamericano.
Diciamo NO all'embargo yanqui e al voto contro Cuba alle Nazioni
Unite, esigiamo la liberazione dei cinque ostaggi cubani prigionieri negli Stati Uniti.
Ripudiamo la repressione e l'intervento diretto degli
imperialisti per mantenere l'oppressione dei nostri paesi e popoli, e per erigersi a loro gendarmi.
Compagne e compagni,
Siamo oggi qui in difficili e decisivi momenti per l'umanità,
turbata da una guerra feroce che si propone la colonizzazione dell'Iraq e il genocidio del suo popolo. Una guerra che è una minaccia per tutti noi se non
riusciamo a fermare il criminale Bush, impegnato ad affermare la sua egemonia con una nuova ripartizione del mondo.
La causa dell'Iraq è la causa di tutti i popoli.
Per questo motivo esprimiamo il nostro ripudio alla guerra,
invitiamo a continuare le manifestazioni contro l'aggressore imperialista. Ci impegniamo nella solidarietà con il popolo iracheno, che privo della
sofisticata tecnologia bellica degli aggressori, in condizioni totalmente sproporzionate, resiste eroicamente all'invasione angloamericana della propria
terra.
Chiediamo
al governo nazionale che nessun soldato argentino sia inviato in Iraq, e l'immediato ritiro di qualsiasi forma di collaborazione, anche se chiamata
“umanitaria”, che pretenda favorire o appoggiare l'aggressore imperialista contro l'Iraq.
Uniamo oggi, 24 marzo, in questa Piazza, il nostro ripudio alla
guerra all'omaggio ai nostri cari compagni Desaparecidos, ai caduti il 19 e 20 dicembre, ai ragazzi di
Floresta, a Santillán e a Kosteki, e a tutti i martiri nella lotta per i diritti dei lavoratori e del popolo.
Siamo parte di quel torrente popolare che manifestandosi nelle
vie, nelle piazze e nelle strade, riuscirà a far sì che se ne vadano tutti, che non ne rimanga nemmeno uno. Riuscirà a spazzare via questo potere che ci
impone fame e repressione.
Stiamo per costruire una nuova Argentina nata da tutte le forme
di lotta, un'Argentina che significhi pane, lavoro, terra, casa, salute, educazione, giustizia e libertà per tutti.
Siamo per
L'ARGENTINA CHE SOGNARONO
E PER LA QUALE LOTTARONO E SACRIFICARONO LA LORO VITA I NOSTRI 30.000 COMPAGNI DETENUTI- DESAPARECIDOS
30.0000 COMPAGNI DETENUTI- DESAPARECIDOS: PRESENTI !!
ADESSO E PER SEMPRE. |