Associazione Argentina "Vientos del Sur"

PERCHE' CONTRO L'IMPUNITA' E LO SFRUTTAMENTO PER DIFENDERE I DIRITTI UMANI?

C'è un atteggiamento mentale, ma che si traduce in linea politica concreta, in gran parte delle associazioni europee che si occupano della difesa di diritti umani nel mondo. Cioè un approccio alle situazioni di violazione di questi diritti che ricerca una continua equidistanza, sempre e comunque al di sopra delle parti. Di fronte ad un genocidio si denunciano i fautori "materiali" di questa barbarie, ma anche, e allo stesso modo, chi per difendersi dall'aggressione ha messo in campo tutte le forme possibili di resistenza, comprese le armi. Un esempio chiaro e attuale di questo è il popolo chiapaneco.

Non è possibile depennare il diritto di un popolo, con le sue legittime organizzazioni di massa, a difendersi ad esempio dal terrorismo di Stato.

Con questo tipo di approccio al problema e denunciando solo gli esecutori materiali (torturatore di basso grado o blasonato dittatore in divisa) si perdono di vista quasi sempre le radici fondamentali che hanno provocato mi genocidio o violazioni in minore scala.Secondo noi, ma è piuttosto evidente in realtà, alla base c'è sempre un profondo interesse di dominio economico o di sfruttamento dell'uomo sull'uomo. C'è una vecchia propaganda, costruita appositamente per identificare i fautori materiali di violazioni brutali dei diritti umani come "pazzi sanguinari" e far fermare le responsabilità dell'accaduto solo al frutto di una mente malata.

Quasi mai si denunciano i veri mandanti, i compiici, chi si è arricchito con tutto ciò. Noi come associazione abbiamo un profondo rispetto per alcune delle associazioni europee che operano in questo campo, perché a volte sono riuscite a salvare molte vite, però come latinoamericani dobbiamo dire che il nostro punto di partenza è completamente diverso e frutto della storia del nostro Continente; e inoltre molto lontano dagli schemi classici di lettura, che molti militanti europei utilizzano per leggere la nostra storia e la nostra realtà.

Lo scrittore uruguayano, da noi molto apprezzato, Eduardo Galeano, presentando il suo libro "Memoria del Fuoco" scrisse queste parole: "Non ho voluto scrivere un'opera obiettiva. Non ho voluto e non ci riuscirei. Incapace di prendere le distanze, prendo partito: lo
confesso e non mi pento." e aggiunse in altri scritti ".dalla parte degli sfruttati, dei neri, dei meticci, delle donne, di quelli che hanno messo il petto alle pallottole." Obiettività, equidistanza di fronte alla nostra storia, che rappresenta una lunga scia di atroci violazioni; questo per noi è impossibile, perché non si può separare la parola "sfruttamento" da "violazione dei diritti umani", dal lavoro minorile ai sistemi economici che hanno distrutto continenti interi, per secoli.

Pochi mesi fa alcuni economisti canadesi hanno reso pubblico uno studio in cui dimostrano matematicamente
che se i Paesi industrializzati dovessero restituire all'America Latina tutte le ricchezze che rubarono in cinque secoli di colonialismo, e che servirono come base economica per realizzare la rivoluzione industriale, tutto il sistema finanziario mondiale crollerebbe irrimediabilmente.

Per realizzare quel obiettivo economico furono massacrate tra 60 e 70 milioni di persone.
Alla fine degli anni '70 nella sola Argentina furono fatte scomparire 30.000 persone (Desaparecidos), 15.000 furono fucilate nelle strade, 1.500.000 persone esiliate, più tutte quelle che hanno abbandonato il Paese per la terribile situazione economica. Un vero e proprio genocidio.

Se aggiungiamo i dati delle altre dittature Latino Americane, ci troviamo di fronte ad una vera e propria apocalisse. Tutto ciò fu voluto e realizzato dagli Stati Uniti, dalla Chiesa Cattolica e dalle oligarchie nazionali, per spazzare via i movimenti popolari e instaurare il neo liberismo; inoltre per creare debiti esteri altissimi (la sola Argentina ha 120.000 milioni di dollari di debito) che agiscono come corda al collo, un drenaggio continuo di ricchezze attraverso il gioco degli interessi, verso il Nord industrializzato, cioè sostituendo le vecchie caravelle.

 Di fronte a questo quadro vediamo molte persone nei partiti, nell'associazionismo "strapparsi i vestiti" di fronte alle chiazze di sangue, ma non c'è quasi mai nessuno al momento di stabilire le responsabilità vere. Solo oggi cominciamo a vedere timide iniziative, qui in Italia e in Europa, per cancellare il debito estero dei Paesi del Terzo Mondo. Peccato che alla fine delle dittature (anni '80) ciò che rimaneva in piedi della sinistra latino americana chiedeva a squarciagola di non pagare il debito, perché non era stato realizzato dai popoli, bensì dai militari in rappresentanza dei poteri economici mondiali: ci risero in faccia e ci dissero che dovevamo pagare, sinistraeuropea e italiana comprese. Oggi i vecchi responsabili di quella sinistra dovrebbero fare un'enorme autocritica, vista l'incalcolabile quantità di persone morte, per le conseguenze della povertà inflitta alle popolazioni a
causa dei deviti esteri 

Dobbiamo porci chiaramente una domanda, perché lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, in tutte le sue forme, non viene considerato una violazione dei diritti umani? Perché il diritto al lavoro, ad una casa, all'assistenza sanitaria, all'educazione, ad una 
pensione degna non vengono considerati effettivamente diritti fondamentali? Risulta evidente che gli stessi "canoni morali" del sistema in cui viviamo sarebbero messi in profonda discussione, visto che tutto il sistema capitalista si appoggia sullo sfruttamento generalizzato e quindi su una grande, enonne, violazione dei diritti fondamentali dell'essere umano, a partire dallo sfruttamento dei paesi ricchi verso i paesi poveri. In questo senso, sacrosante diventano le parole del vescovo Fray Beto, teologo della Liberazione, che in un'intervista di Gianni Mina disse queste parole: "Noi in America Latina non lottiamo per i diritti umani, stiamo ancora lottando per dei diritti che in realtà sono animali, come il diritto di mangiare o di avere un rifùgio..." Abbiamo davanti un muro, forse quello vero e più grande, costruito su una forma di giustizia frutto solo delle "compatibilita politiche", dentro le quali deve muoversi tutto, e quindi tutte le più grandi nefandezze ed atrocità possono addirittura essere tollerate, giustificate e rese legali. Una forma di giustizia che permette ai più grandi responsabili, materiali e mandanti, del genocidio dell'America Latina, di camminare liberamente per le strade.

Il fatto stesso che un sopravvissuto alla tortura possa trovare in un bar il suo carnefice, è una cosa che va molto al di là dell'inorridire momentaneo, dimostra lo stato di "assedio" che subisce la società argentina. Polizia con il grilletto facile, nuovi casi di Desaparecidos, persone che denunciano sui giornali le torture subite nei commissariati, l'uccisione di giornalisti, corpi speciali di polizia che reprimono in continuazione le manifestazioni. Tutti questi elementi sono segnali molto chiari di una "continuità" tra la dittatura e l'attuale governo, cosiddetto "democratico". 

Ha ragione Luis Zamora (Ass. Civil Convocatoria por el Fin de la Impunidad, BS.AS) quando dice: "II genocidio fu ieri, però l'impunità è oggi e continua in questo presente. E non può esserci riparazione di nessun genere che non incominci e finisca per applicare una vera giustizia a tutti i responsabili di ciò che è successo..." La memoria: combattere l'oblio è fondamentale. 

Allo stesso modo lottare contro l'impunità potrà gettare le basi per ricostruire la nostra società. In questo senso i processi europei per i Desaparecidos rappresentano un'arma in più per rompere quel muro di impunità, una cassa di risonanza per far conoscere al mondo il genocidio avvenuto in America Latina. E' una battaglia che va combattuta, Vientos del Sur insieme a tutte le altre associazioni latino americane che operano in Europa continuerà a seguire e a far sentire la propria voce per quanto riguarda il processo italiano contro i militari argentini, chiedendo che si faccia nel migliore dei modi.

Però siamo anche consapevoli che non sarò fatta una chiara e profonda giustizia. Le atrocità della dittatura e la conseguente impunità che regna, non solo nel nostro Paese, non potrà essere risolta completamente nella formalità giuridica del sistema in cui viviamo. "I fatti accaduti e le loro conseguenze si trovano nel contesto della lotta che la società porta avanti per liberarsi dei poteri economici che la opprimono, la ricerca secolare dei una vera giustizia."

Il colpo di stato del 1976 m la più violenta e sanguinaria repressione realizzata per tenere sotto controllo l'intera società. Ogni volta che il popolo argentino conquistò spazi di potere di fronte agli oppressori, questi scatenarono le più brutali violenze per recuperarli.
Questo pendolo è la nostra storia in questo secolo. Fino alla fine degli anni '70 il popolo argentino combattè con tutte le sue forze per evitare che si costruisse il Paese che oggi abbiamo, e inoltre per costruirne un altro totalmente diverso, non basato sullo sfruttamento dell'uomo sull'uomo.

"Quando la società riprenderà massivamente la strada verso quell'Argentina ugualitaria, giusta e degna, allora si potranno riallacciare i ponti della storia popolare e fare giustizia per tutti i compagni caduti, che nella lotta furono vittime della dittatura. Tutti, uno per uno, con le loro facce e i loro sogni, rivendicati nel vero significato della parola giustizia."

Tutti questi elementi serpeggiano, resistono ostinatamente nella nostra storia, nei nostri sogni. Come quel piccolo scarabeo chiapaneco, Durito, che non vuole morire sotto il peso di uno stivale militare, raccontandoci una vita lunga di cinque secoli fatta di sofferenze, massacri e dignità. Una lunga lotta per la vita.Vita... senza quelle "obiettive compatibilita" classiche del vecchio continente. Vita... ci spinge a pensare seriamente che lottare per i diritti umani significa in realtà una ricerca continua per la stessa liberazione del genere umano.


Udine, 10/09/99
Direttivo
Ass. Argentina Vientos del Sur