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Intervento di “Vientos del Sur” nel concerto dedicato ai caduti in difesa dei diritti umani in Colombia, organizzato da Amnesty International nel Auditoriun Zanon. Udine 11/5/2001.
La nostra Ass. Argentina “Vientos del Sur” vuole ringraziare tutti voi presenti questa sera. In particolare al fotografo Gianni Pignat che ci ha ceduto gratuitamente la mostra fotografica sulla Colombia esposta all’ingresso.
E ad’Amnesty, per aver intrapreso quest’iniziativa sulla Colombia, perché ci aiuta
a tutti noi Latinoamericani, a rompere il muro di disinformazione che i grandi mezzi di comunicazione hanno calato, in modo complice e colposo, sul massacro
dei paramilitari Colombiani e sulla situazione Latinoamericana in generale.
CI AIUTA A DENUNCIARE.
Ogni volta che torniamo in Argentina, e troviamo i nostri amici i nostri compagni delle
diverse organizzazioni, ci chiedono di denunciare la realtà Argentina e Latinoamericana.
I prigionieri politici, Cintia Castro, Norita Podesta della Liga Argentina per i
Diritti del Uomo ci chiedono di denunciare che questa non è una democrazia, perché si continua a torturare nei commissariati, ad uccidere e perseguitare
gli oppositori politici.
In Tucuman, Arnaldo Vargas uno degli ultimi difensori della vecchia cultura nativa de
los Quilmes, ci chiede di denunciare che le minoranze continuano ad essere perseguitate e brutalmente sfruttate.
Hebe di Bonafini che tra una carezza di Madre e un ricordo confessa di avere nel
portafoglio una piccola foto del Che Guevara, perché li ricorda i suoi figli. E non serve che aggiunga altro perché ha già raggiunto i nostri cuori.
O quando troviamo militanti o dirigenti della Centrale dei Lavoratori Argentini, che ci
chiedono di tenere duro, anche se ci attaccheranno e ci isoleranno ricordandoci che la storia Latinoamericana è un continuo esilio, interno ed esterno,
pieno di persone che da dentro o da fuori hanno combattuto per l’unità e la liberazione del nostro continente.
Storia della nostra terra che colpisce i sentimenti più profondi quando intravediamo
la parola che l’ha percorsa, GUERRA. Nonostante la nostra volontà.
Circa tre secoli fa Tupac Amaru si sollevo contro il colonialismo Spagnolo, al brutale
sfruttamento al quale era sottoposto il suo popolo. Soffocata nel sangue la rivolta e lui arrestato, fu legato
mani e piedi a quattro cavalli, tirato fino a strappare le sue carni. I pezzi del suo corpo furono esposti in diverse città del Virreinato.
Pochi giorni fa, nei comunicati dei sindacati Colombiani , ci chiedono di denunciare le
persecuzioni ai sindacalisti contadini, l’uccisione di 70 persone, squartati con delle motoseghe dai paramilitari delle Autodefensas Unidas de Colombia.
Che cosa è cambiata in tutti questi secoli?!
Una guerra subdola, quasi mai dichiarata
che uccise 60 milioni di nativi, un genocidio di proporzioni colossali, per strappare le ricchezze del nostro suolo e che servirono all’Europa per mettere
in moto la rivoluzione industriale.
Oggi, il sudore e il sangue di Latinoamerica insieme con quello di tutto il sud del
mondo, sostiene il potere dei paesi industrializzati.
Che cosa è cambiata in tutti questi secoli?!
Forme, modi, culture, si sono diversificati, c’è la globalizzazione e il
neoliberismo, sono cambiati tanti codici, che ci chiedono di ripensare molte cose. Pero, un vecchio lider contadino Brasiliano ricordava:
“Se l’Europa e li EE. UU dovessero ritornare le ricchezze che hanno rubato a
Latinoamerica, il sistema finanziario mondiale crollerebbe irrimediabilmente”.
La guerra non dichiarata in Colombia, che in realtà e Latinoamericana e che dura da
cinque secoli , a nel suo ventre avvelenato ancora lo stesso motivo, lo sfruttamento, al quale e stato opposto la dignità e l’allegria del nostro popolo.
2500 processi giudiziari contro sindacalisti in Argentina, decine di contadini dei
Senza Terra trucidati in Brasile, il genocidio in Guatemala che non ha fine, 35 sindacalisti Colombiani uccisi nei primi tre mesi di quest’anno è 250
milioni di Latinoamericani, su 500, che vivono al di sotto della soglia di povertà. Questi sono i dati di base per iniziare qualsiasi analisi.
Miguel Antonio Medina, Carlos Humberto Trujillo, Jesus
Ruano, Arturo Alarcon, Alfredo Florez
Sono solo alcuni dei nomi dei sindacalisti Colombiani uccisi dai paramilitari in questi
mesi, noi li rivendichiamo con i loro volti e le loro vite, insieme ai caduti di tutti i fronti di lotta e
resistenza in Colombia. Insieme ai caduti delle organizzazioni dei diritti umani, insieme ai 30.000 Desaparecidos argentini, e Latinoamericani.
Pero, non come un ricordo alla memoria, li rivendichiamo per ciò che erano, ciò
che pensavano, per i loro sogni e le loro speranze di costruire una società migliore, e per la quale hanno dato la vita.
Per capire il perché, basta ricordare l’immagine di quel piccolo bambino che con una
mano nella pancia, chiedeva un pesciolino appena pescato. O le mani piene d’artrosi di quel vecchio operaio metalmeccanico,
che ci racconto la sua vita seduti nel muraglione della Costanera.
Pero, come diceva un altro vecchio poeta, se noi e voi avremmo la forza di tenerli nel
nostro cuore e la nostra mente, sicuramente formeranno parte della storia. Continueranno a vivere in ognuno che lotta e resiste.
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