QUESTA E'LA RELAZIONE PRESENTATA DAL CIRCOLO DURANTE LA
MANIFESTAZIONE   
"L'INFANZIA NEGATA IN LATINOAMERICA"


Sicuramente tante sono le motivazione che hanno spinto tutti noi presenti questa sera a partecipare a questo dibattito, ciascuno individualmente le conosce e forse le porta con sé in qualche angolo del cuore.

Ce n'è una, però, che per noi, per "Vientos del Sur,,, diventa preponderante, alla base di tutto questo, è quella di aprire le coscienze, di allargare l'analisi superando quella morale di sistema che viene imposta dai mezzi di informazione di massa e da quei poteri istituiti già ormai da troppo tempo. 

Tutto ciò è essenziale per capire bene un problema come questo dell'infanzia in Latinoamerica - e non solo - le sue motivazioni, gli elementi che portano ad una realtà mostruosa come questa, che si trova in questo mondo, nel suo Sud, a qualche ora d'aereo da qui, non sulla Luna o su Marte o, quel che è peggio ancora, rinchiusa nella scatola della TV. 

E' una realtà vera, fatta di carne ed ossa, di persone che soffrono, muoiono, ammazzate da un sistema che sa solo spremerle, davanti a questa morale di gente perbene che è capace solo d'impressionarsi davanti a certe immagini, e, finite queste, continua a mangiare come se fosse finita lì la sofferenza. 

C'è un'altra morale, quella che imbocca una giustizia sociale vera e per tutti, perché tutti siamo esseri umani con gli stessi diritti. 

I numeri possono sembrare freddi se pensiamo che dietro ad essi ci sono vite, però sono essenziali per avere un'idea chiara del problema.

In Latinoamerica 250 milioni di persone su 500 vivono sotto il livello di povertà: una povertà provocata, infinta dallo sfruttamento e dall'aggressione storica iniziata quando Colombo mise piede sulla nostra terra. 

Da una brutta sensazione sentir dire da un piccolo benestante europeo - ma anche latinoamericano - che "si trovano in quella situazione perché non vogliono lavorare,,, dimostrando che l'errore può essere culturale, informativo, ma anche frutto di piccoli e meschini interessi personali che ciascuno di noi porta dentro di sé Da questo panorama possiamo incominciare a capire le profonde ragioni, il perché di questi bambini: frugando dentro di noi, cercando quella morale che dovremmo avere.

Nel territorio Brasiliano il numero di bambini abbandonati a sé stessi è di 7 milioni; si è arrivati a questa cifra e a questa situazione attraverso una sola strada: quella della povertà, di generazione in generazione con il conseguente degrado sociale. Il governo risponde a parole, con il programma chiamato "Per la vita,, che fa della lotta contro la fame un pilastro del piano economico. Allo stesso tempo, però, il suo ministro dell'economia prosegue per la sua strada dollarizzando il Brasile: evidentemente la fame e quei bambini possono aspettare.

Ma non solo lui risponde, anche i commercianti lo fanno, a loro modo, pubblicando un articolo sul giornale che incita in modo esplicito ad uccidere "quei bambini delinquenti,,, firmandosi "Commercianti perseguitati,,. Il direttore del giornale è stato arrestato, però, cosa strana. Rete Globo lo ha fatto diventare un eroe nazionale attraverso le sue reti.

Comunque sia, quei bambini vengono uccisi a migliala ogni annoda poliziotti, in modo extraufficiale, come secondo lavoro, assoldati, guarda caso, dai commercianti.

Gli squadroni della morte continuano ad avere un ruolo importante nella società Brasiliana. Il caso del più grande paese latinoamericano forse è quello più conosciuto per la risonanza che ne hanno dato i mezzi di informazione, ma non è l'unico, anzi, quasi nessun paese rimane indenne da questo fenomeno. Ad esempio la situazione in Argentina non è molto diversa: oltre 6000 bambini vivono abbandonati nelle città, mentre 3,5 milioni si trovano in una situazione ad alto rischio.

E' stato realizzato uno studio approfondito da parte del "Consejo profesional de los trabajadores sociales,, su un campione di 70 bambini dei quartieri periferici della città di Buenos Aires per capire meglio la loro situazione ed il quadro in cui sono inseriti; questi i dati: il 57 % dei bambini intervistati lavora in strada per aiutare la famiglia, mentre il 35 % vive in strada perché è stato cacciato di casa o per la disgregazione della famiglia.

Le famiglie risultano incomplete nel 62 % dei casi o presentano relazioni instabili nel 78 %. I padri dei bambini risultano disoccupati nel 65 % dei casi, per lo più ex lavoratori pubblici; fanno i venditori ambulanti per il 27 %; e sono lavoratori dipendenti nel 7 % dei casi.

Per quanto conceme le madri il 54 % di loro è occupato in piccoli lavori saltuari, il 24 % di esse lavora in casa, ed il 5 % si prostituisce. La scuola per questi bambini è quasi inesistente: il 57 % ha interrotto la scuola primaria, il 15 % l'ha terminata, il 18 % è analfabeta. E' più che logico, in un quadro sociale e familiare così, che i bambini diventino un capro espiatorio.

Nel 1991 la stessa Banca Mondiale rileva che in Argentina ci sono 11 milioni di poveri, oltre il 33 % della popolazione.

Di questo numero, secondo 1TJNICEF, la metà sono bambini con un'età non superiore ai 12 anni. La dichiarazione dell'UNICEF continua dicendo che la popolazione con un'età compresa tra i 6 e i 18 anni è di 7.237.880 ed il 16 % di questi, cioè 1.164.000, resiste in condizioni di sopravvivenza, mentre i minori con necessità di assistenza preventiva arrivano a 2.530.000. In questo modo vediamo che più del 50 % dei minori in Argentina vive in condizioni gravissime. Risulta ovvio che questi numeri alla fine si traducono in droga, prostituzione e quant'altro. Di fronte a questo la polizia si comporta nel modo classico di qualsiasi forza armata latinoamericana, i "desaparecidos,, continuano, e in realtà non si sono mai fermati. Tutto ciò che disturba o si oppone ai potenti, in dittatura o in democrazia, va eliminato in un modo o nell'altro. 

Ma tutto ciò si ripete anche negli altri paesi, cambiano i numeri però le motivazioni sono le stesse. Soltanto in Latinoamerica i bambini abbandonati sono 50 milioni e secondo l'UNICEF nel 2000 saranno il 50 % della popolazione complessiva.

Spesso il genere umano può sorprendere: chi può dire qual è il limite di sopportazione di un popolo? Penso nessuno, e il caso del popolo Latinoamericano ne è un esempio. Spesso la realtà supera l'immaginazione: sembrerebbe fantascienza se parlassimo di "traffico intemazionale di organi „ . Invece è vero. 

Giornali e TV italiani ne hanno parlato, denunciando luoghi e metodi, mostrando immagini dell'ospedale Colonia Montes de Oca, a pochi chilometri da Buenos Aires, dove i suoi internati sono vittime di questa brutalità e della scomparsa della dottoressa Giubileo, che aveva denunciato la situazione. Ancora una volta i bambini sono i più colpiti - tanti spariscono in città come Buenos Aires, Rio de Janeiro o Bogotà - certe volte vengono ritrovati senza gli occhi o senza un rene.

Proprio a Bogotà, denuncia RAI 2, c'è una clinica chiamata Barraqueda, che è nata come centro di accoglienza per bambini ciechi, solo che i suoi ricoverati sono stati privati in modo criminale degli occhi. Viene mostrata, sempre da RAI 2, un'intervista ad una madre Colombiana insieme a suo figlio: la donna racconta di aver ricoverato suo figlio per un male intestuiale e di averlo poi ritrovato senza gli occhi.

E' stato descritto dai giornalisti come viene realizzato il traffico, attraverso gruppi paramilitari che consegnano gli organi agli ospedali europei. Anche un dato: un trapianto di cornea costa 6.000 dollari. Non c'è dubbio che il mercato ha insegnato molto bene al genere umano come sfruttare al massimo i canali di guadagno.

Di fronte ad un panorama simile, le nazioni industrializzate possono considerarsi innocenti ? Noi stessi, qui in sala, possiamo considerarci innocenti? Se ci rendessimo conto che il nostro benessere individuale equivale alla povertà di circa tré abitanti del Sud del mondo per ognuno di noi, penso proprio di no.

Viviamo in una società che ama definirsi "civilizzata,, , ma lo è quando accoglie quei bambini e i loro genitori con questo razzismo forsennato, lo è quando li riempie di botte negli autobus di Ostia, o addirittura li brucia vivi nei campi profughi?

Vogliamo rivolgere l'appello, ormai pieno di rabbia, alle forze sociali, ai partiti, alle associazioni e anche ai sindacati ,di non usare la parola "solidarietà „ come uno slogan demagogico: non serve a un bei niente lanciare sacchi di farina dagli aerei e piangere per lavarsi la coscienza. L'unico vero atto di solidarietà è quello di smetterla di sfruttare la società in cui vivono.

Vi posso assicurare che non è molto gradevole girare per le strade di Buenos Aires e trovare ai semafori questi bambini che si avvicinano ai finestrini delle maccchine chiedendo: "por favor un peso senor „ ; vederli fare veri e propri operativi nei bidoni della spazzatura cercando da mangiare; o dormire nelle piazze, da soli o con tutta la famiglia.

Se soltanto prendessimo coscienza di questo problema, della sua portata, delle sue cause - lasciando da parte l'egoismo individuale e delle istituzioni - avremmo fatto un passo avanti verso una vera giustizia sociale, un vero diritto intemazionale, verso la vita stessa.

E badate, ho detto prendere coscienza, non offrire le diecimila o il milione in una colletta per sentirsi caritatevoli; queste non cambiano la realtà, anche se a volte esprimono un sentimento vero.

Vi ricordate? Non regalare il pesce, insegna a pescare; io direi invece : " Non fare rumore , lascialo pescare in pace „

 

Fabio A. Beuzer