A 28 ANNI DAL COLPO DI STATO MILITARE IN ARGENTINA

24 MARZO 2004

INCONTRO, MEMORIA, VERITÁ E GIUSTIZIA

  

CARCERE  AI RESPONSABILI DEI GENOCIDI DI IERI E DI OGGI

RESTITUZIONE DELLA PROPRIA IDENTITÁ AI 500 FIGLI DI DESAPARECIDOS “RUBATI” DAI MILITARI DURANTE LA DITTATURA ‘76-‘83

ANNULAMENTO DEGLI INDULTI AI RESPONSABILI DEI GENOCIDI

AMNISTIA O ANNULLAMENTO DEI PROCESSI AI MILITANTI SOCIALI

NO AL PAGAMENTO DEL DEBITO. NO ALL’ACCORDO CON IL FMI.

NO ALL’ALCA (Area del Libero Commercio delle Americhe).

 Siamo oggi qui riuniti in questa storica piazza del popolo per ripudiare ancora una volta il nefasto colpo di Stato del 1976, che instaurò la dittatura più sanguinosa che la nostra storia abbia conosciuto.

 Ci incontriamo qui diverse generazioni per riaffermare la memoria del genocidio; per trasmettere la verità; per mantenere vivo il ricordo dei nostri 30.000 detenuti desaparecidos; per esigere il castigo dei responsabili ed esecutori del genocidio; e per continuare a lottare per gli ideali per cui diedero la propria vita i nostri compagni: un’Argentina senza oppressione né sfruttamento, una patria liberata.

 Quest’anno ci ritroviamo qui con una vittoria: siamo riusciti ad ottenere con la nostra instancabile lotta per la giustizia, l’annullamento delle leggi del PUNTO FINALE e dell’OBBEDIENZA DOVUTA, e la dichiarazione di imprescrittibilità dei crimini della dittatura. C’è già una sentenza giuridica che rappresenta un precedente, per ciò riusciremo ad ottenere, seguendo un cammino di unità senza concessioni, l’annullamento degli indulti e il carcere per i repressori.

 Un punto di svolta nella lotta popolare è stato l’Argentinazo del 19 e 20 dicembre del 2001, quando il popolo si riversò sulle strade perché non era più disposto a sopportare un altro stato d’assedio, né  era disposto a continuare a vivere in questo stato di oppressione.

 Questo atto popolare ha dimostrato che il popolo ha memoria e che, nonostante le tergiversazioni, ha fatto il suo bilancio di ciò che la dittatura è stata.

 Il colpo di stato militare del 76 aveva come obiettivo imporre un progetto di paese e, per realizzarlo, ricorse al genocidio con il fine di distruggere le organizzazioni popolari, sterminando i militanti sociali e sottomettendo con il terrore tutti gli argentini.

 Le classi dominanti continuarono a imporre le loro politiche durante i successivi governi costituzionali. Il genocidio come terrorismo di Stato continuò con il genocidio economico. Durante questi anni, l’imperialismo, i possidenti terrieri e i grandi gruppi economici nazionali e stranieri hanno dettato le politiche socioeconomiche applicate nel nostro paese, che approfondiscono la crisi strutturale dell’Argentina e ingigantiscono la diseguaglianza fra i pochi che accumulano enormi ricchezze e i milioni che non riescono nemmeno a percepire un’entrata minima che garantisca loro la sopravvivenza. 

 In questi anni abbiamo visto sorgere una nuova Argentina: quella della vendita delle nostre imprese strategiche dell’acqua, dell’energia, del petrolio, del gas, la linea di bandiera, le ferrovie, ecc.; quella della chiusura delle fabbriche, quella dei piccoli e medi coltivatori rovinati e dei vecchi e nuovi proprietari terrieri argentini e stranieri ingranditi; quella degli affamati; quella dei milioni di disoccupati e quella degli operai con salari al di sotto del livello di povertà e precarizzati. L’Argentina della salute e dell’educazione ormai al collasso. Quella della corruzione e della mendicità. L’Argentina dell’impunità, dove i successivi governi hanno protetto le forze armate, la polizia e i civili responsabili e autori dei crimini della dittatura.

Impunità che ha generato nuove impunità: quella dei crimini del grilletto facile; quella dei repressori e assassini dei manifestanti e militanti sociali. E abbiamo visto nascere anche l’Argentina dell’insicurezza”, in cui le forze “legali”, della “sicurezza”, e la vecchia “mano d’opera disoccupata” appaiono sempre più implicate nella maggior parte dei cosiddetti “ illeciti”.

 Qual è la situazione attuale?

 Nell’Argentina commossa dall’Argentinazo, il governo di Kirchner ha intrapreso alcune misure che hanno risvegliato aspettative in una parte importante della popolazione: ha mandato in pensione 39 membri della cupola delle forze armate, ha derogato il decreto che impediva l’estradizione dei militari, ha propiziato il giudizio politico a membri della Corte Suprema di Giustizia e, infine, ha sospeso l’operazione militare congiunta con gli yankee “Águila III”. Ha, inoltre, avvallato l’annullamento delle leggi di impunità e annunciato la chiusura dell’ESMA (Scuola di Meccanica della Marina)

 Nel contempo, non è stata sanzionata l’amnistia o l’annullamento dei processi ai militanti operai e sociali, che risolverebbe la situazione di più di 10.000 compagni; le persecuzioni continuano e tutti i giorni si iniziano nuove cause contro coloro che lottano. Parallelamente, si è scatenata una campagna di demonizzazione del movimento piquetero (movimento di disoccupati organizzati), tacendo il fatto che il dramma della disoccupazione, all’origine della maggior parte dei suoi reclami, non è stato risolto, anzi, al contrario, si approfondisce ogni giorno di più.

 La lotta dei piqueteros, nata a Cutral Co, si è estesa da Jujuy alla Terra del Fuoco e oggi possiamo dire che siamo tutti piqueteros e che questa manifestazione è un gran piquete  popolare.

 D’altra parte, la brutale repressione e gli assassini del 19 e 20 dicembre 2001, così come il massacro del ponte Pueyrredón, culminato  negli omicidi di Darío Santillán e Maximiliano Kosteki, continuano a restare impuniti. In questo periodo si sono susseguiti gli assassini di Cristian Ibáñez e Marcelo Cuellar a Jujuy, sono state duramente represse numerose sommosse popolari, e per la prima volta dalla fine della dittatura, è stata collocata una bomba durante una manifestazione nella Plaza de Mayo.  Anche questi crimini continuano ad essere impuniti.

 Noi, tutte le organizzazioni popolari, oggi qui riunite in questa piazza, sappiamo bene che la lotta per porre fine all’impunità dei responsabili del genocidio della dittatura -  che continueremo senza esitazioni fino a quando vedremo tutti i colpevoli dietro le sbarre - non si esaurisce qui. Sappiamo che questa lotta include - come esprime bene la prima parola d’ordine con la quale abbiamo convocato questo atto – la fine dell’impunità dei responsabili dei genocidi di oggi: quelli che uccidono con la fame, la miseria, il freddo , la disoccupazione.

 E sappiamo, inoltre, che questo governo ha firmato un accordo con il Fondo Monetario Internazionale, il peggiore della nostra storia, con il quale si è impegnato a pagare il 3% del prodotto interno lordo agli usurai internazionali. Assicurando maggiori benefici ai creditori privati, il nuovo accordo, firmato in questi giorni, accumulerà pagamenti ancor più onerosi.

 Kirchner ha convalidato un debito illegittimo e fraudolento e lo sta pagando. Pagare il debito al Fondo Monetario, significa pagarlo oggi e in futuro sulla fame e la miseria del popolo. La fame è una realtà che persiste; l’infanzia denutrita e le conseguenze di questa denutrizione, al di là delle morti attuali, si vedranno in maggior misura nella prossima decade.

 La legge finanziaria per quest’anno, per quanto riguarda la salute e l’educazione, non cambierà le disastrose condizioni in cui si trovano ospedali, sale operatorie e dispensari, così pure i gravi problemi della scuola e delle università pubbliche. Il dramma della disoccupazione e dei salari al di sotto della soglia di povertà non permetteranno di porre fine all’abbandono scolastico.

 La situazione dei bambini e degli anziani è di totale vulnerabilità.

Le poche fabbriche recuperate dagli operai hanno ottenuto la regolarizzazione della propria situazione e sovvenzioni statali per continuare la produzione.

 Risolvere i gravi problemi del nostro paese e del nostro popolo richiede misure di intervento che questo governo non sta prendendo. La ricchezza continua ad essere concentrata in mano a pochi e per l’immensa maggioranza della popolazione le sofferenze si sono acuite. L’annunciato aumento generalizzato delle tariffe e il continuo rialzo dei prezzi dei prodotti di prima necessità, aggraverà questa situazione. A ciò si aggiunge la nuova Legge del Lavoro – in sostituzione della tristemente nota “Legge Banelco”- che, con la legislazione antioperaria attualmente in vigore, approfondisce la precarietà e l’insicurezza del lavoro. Allarmante è il taglio dei sussidi, nazionali e provinciali, ai disoccupati.

 In questo periodo reclami di giustizia non hanno cessato di manifestarsi. Santiago del Estero ne è un esempio. Qua e là sono state realizzate marce per il lavoro, l’aumento del salario, contro l’impunità delle forze di polizia, contro gli abusi su minori e donne, per la soluzione e il castigo dei nuovi omicidi causati dalla repressione. Qua e là il popolo è disposto a uscire in strada per trovare soluzioni ai suoi problemi più gravi.

 In America Latina, sono stati aperti nuovo processi politici e sociali. Nel nostro paese, il popolo ha accompagnato con simpatia la lotta dei fratelli boliviani, ha manifestato la sua solidarietà a Cuba e alla resistenza al golpismo reazionario in Venezuela.

  L’imperialismo yankee è di nuovo intervenuto in un paese dell’America Latina. Haiti è oggi un paese occupato. Esigiamo che il governo Argentino, nel rispetto dell’autodeterminazione dei popoli, non invii nemmeno un soldato a Haiti e non continui alcuna cooperazione militare con gli Stati Uniti. Diciamo NO all’ALCA e NO alla militarizzazione della regione.

 L’anno scorso e quest’anno sono state massicce le marce contro la guerra genocida dell’imperialismo yankee e dei suoi alleati in Iraq e la sua successiva occupazione. La lotta di questo eroico popolo contro gli invasori, la sconfitta subita in Spagna da Aznar e dal suo partito, dimostrano che i popoli si oppongono alle potenze imperialiste e che è possibile lottare contro di esse.

 Qui, in Argentina, persistono i principali problemi che hanno portato all’Argentinazo. Noi, qui riuniti, siamo parte di un popolo che da molti anni sta lottando per un paese dove siano possibili il pane, il lavoro, la terra, la salute, l’educazione, un’infanzia e una vecchiaia protette, una gioventù con futuro, giustizia e pieno rispetto dei diritti umani. Siamo parte di un popolo che vuole vivere con dignità, in una Argentina liberata.

 Per questo, così come ogni 24 marzo, siamo presenti in questa piazza per la Memoria, la Verità e  la Giustizia, e ci impegniamo a continuare a dare il nostro contributo alla lotta fino a quando la patria che sognarono i nostri detenuti desaparecidos diventi realtà.