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L’ARGENTINA SI MOBILITA PER IL 28 ANNIVERSARIO DEL GOLPE MILITARE
CLAUDIA KOROL
ADITAL
Questo 24 marzo, in cui si compie il ventottesimo anniversario del colpo di stato che spezzò la storia argentina con la verga
del terrore, la resistenza popolare sta vincendo nuove battaglie. La dittatura militare, che fece sparire 30.000 uomini e donne, che strappò l’identità
a 500 bambini e bambine, che lasciò segni indelebili nei corpi e nei sentimenti, nei pensieri, nelle idee del mondo degli argentini e delle argentine, che
istituì sulla base del genocidio il modello neoliberale, basato su una caustica combinazione di super sfruttamento ed esclusione da un lato e
iperconcentramento della ricchezza dall’altro; la dittatura che prolungò il suo progetto protetto dai meccanismi dell’impunità, comincia ad essere
sconfitta dalla resistenza popolare. Il 19 e 20 dicembre del 2001, quando il popolo in rivolta derogò nelle strade lo Stato d’Assedio proclamato
dall’ex presidente Fernando de la Rúa, e inferse, inoltre, un colpo decisivo al progetto politico che lo richiedeva, segnarono il punto di svolta che
spiega le nuove battaglie che seguirono a questa sollevazione popolare. Un momento fondamentale nella trasformazione dei rapporti di forza in Argentina.
Da allora, niente è come prima. Dopo la parola d’ordine “che se ne vadano tutti”, si è rinnovata la scommessa e gli sforzi
per porre fine a tutte le impunità.
Questo 24 marzo, la resistenza popolare sta guadagnando terreno al mare. E più concretamente, sta guadagnando terreno alla
Marina, una delle tre forze armate che sostennero il terrorismo di Stato. Il progetto di espropriazione della Scuola di Meccanica della Marina (ESMA),
presentato dal governo nazionale alle organizzazioni a difesa dei diritti umani, va in questa direzione. Di fronte a questa decisione, si aprono nuovi
interrogativi. Che se ne può fare dell’ESMA? I movimenti hanno dato varie risposte: Museo della Memoria, Scuola Popolare delle Arti, o la proposta
dell’Associazione degli Ex Detenuti Desaparecidos che sostengono la necessità di aprire un dibattito in tutta la società sul destino di questo edificio.
Il tema essenziale posto in gioco è la nostra memoria collettiva come popolo, la nostra identità, il nostro progetto storico.
Scuola di Meccanica della Marina. Scuola. Che parola per designare il territorio dell’infamia!
Scuola evoca apprendere e insegnare. Che cosa si insegnò all’ESMA? La meccanica della desaparición minuziosa, atomo per atomo, del sogno
collettivo? Che cosa abbiamo imparato all’ESMA? A convivere con l’innominabile? Loro diedero sofisticate lezioni di terrore. D’altro canto ci sono
anche insegnamenti. Testa o croce. Dialettica della vita e della morte. Nel luogo più profondo del terrore, il gesto d’amore più profondo: la continuità
della resistenza. Proprio da lì, da questo centro nel quale i compagni e le compagne lottarono così soli contro la paura, le pietre espropriate grideranno
lezioni che sostengono dignità, coraggio, lotta.
Questo 24 marzo, la resistenza popolare sta vincendo nel braccio di ferro contro l’Esercito, l’altra delle tre forze
armate. Nel processo per le desapariciones avvenute nel Campo de Mayo (il grande centro, vicino all’ESMA, che funzionò come campo di concentramento
clandestino), non solo si fanno progressi nell’azione contro i responsabili del genocidio, ma si prevede anche un passo essenziale: la volontà espressa
dal giudice Canicoba Corral di dichiarare l’incostituzionalità di due degli indulti ai capi militari decretati da Menem; misura che autorizzerebbe il
castigo ai responsabili dei genocidi.
Questo 24 marzo è prevista una gran mobilitazione delle organizzazioni che
difendono i diritti umani, dei partiti di sinistra, dei movimenti piqueteros, di lavoratori disoccupati, di
donne, di studenti, che dopo molti anni si sono uniti dietro il motto: “ Carcere ai responsabili dei genocidi di ieri e oggi.”
Restituzione dell’identità ai 500 giovani figli di desaparecidos “rubati” dai militari. Annullamento degli indulti.
Amnistia o annullamento dei processi ai militanti popolari. No al pagamento del debito. No all’accordo con il FMI (Fondo Monetario Internazionale). No
all’ALCA (Area del Libero Commercio delle Americhe). 30.000 compagni desaparecidos “presenti!”.
La lotta cresce. Porre fine all’impunità significa anche revocare i giudici che sono stati complici della dittatura,
investigare e castigare non solo il passato di repressione e torture, ma anche le repressioni del presente. Che siano castigati i responsabili politici dei
crimini di Santillán e Kosteki, dei piqueteros di Salta e Jujuy assassinati. Che sia depenalizzata la protesta sociale.
Questo 24 marzo, la lunga marcia delle Madres de Plaza de Mayo, la resistenza dei compagni e delle compagne nei campi di
concentramento, la rinascita dei FIGLI, che hanno ridato vita ai loro padri e alle loro madri, riconoscendoli non solo nel vincolo familiare ma anche nella
parola “compagno” e “compagna”, comincia a rifiorire. I desaparecidos cominciano a vincere coloro che li fecero sparire. La memoria sta vincendo
l’oblio. Le frasi “ non ti intromettere”, “per qualcosa sarà stato”, dovranno ripiegarsi nella vergogna, o sparire a loro volta, nella nascita di
un nuovo impegno sociale.
Questo 24 marzo, l’appuntamento sarà più ricco. I desaparecidos e le desaparecidas marceranno alla testa del corteo, per
ripetere- come lo hanno fatto in tutti questi anni- la verità vera: la lotta deve continuare. 30.000 ragioni.
30.000 speranze.
Claudia Korol, segretaria di redazione di América Libre.
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