Editoriale: Crisi Argentina 11-1-2002L’Urlo dei Condannati della Terra Nonostante la attuale risonanza, con il normale correre del tempo è quasi inevitabile che, secondo la legge del mercato mediatico, l’Argentina scompaia dalle prime pagine dei giornali e telegiornali di maggiore diffusione. Questo implica quasi direttamente, la sua scomparsa dalla mente nella maggioranza delle persone o dalla cosidetta opinione pubblica. Come qualche ben pensante ha detto “ciò che non è in TV non esiste”, rimanendo magari soltanto la preoccupazione per gli “Italo-Argentini” che rientreranno in “patria”. Una preoccupazione che nasconde delle meschinità ben conosciute, rivolte verso la classe media argentina che ancora può pagarsi un biglietto di aereo. Quindi
la tensione, la pressione sui responsabili del disastro, l’interesse
per le sorti di milioni di persone svaniscono nel limbo di una memoria
collettiva non sempre attenta, mantenendosi sul problema soltanto degli
adetti ai lavori,sia nel bene che nel male,di ciò che questo comporta. Non c’è
dubbio, l’Africa dobrebbe insegnarci. Però scomparsi i grandi tittoli, ed è quasi banale dirlo, le sofferenze continuano, l’ingiustizie macroscopiche e soprattutto le responsabilità, le cause percorrono impunemente il loro cammino distruttivo, devastante. Nei giorni della sommosa popolare in Argentina, era inevitabile per noi come per molti altri Latino Americani, non tornare indietro con la mente alla lunga campagna per il processo italiano contro i militari argentini, per rendere giustizia ai Desaparecidos.
A volte difronte a sguardi sorpresi, cercavamo di spiegare come le privatizzazioni e la parità peso-dollaro si siano potute imporre solo realizzando un vero e proprio genocidio ( 30.000 Desaparecidos), che spazzase via tutta la resistenza sociale permettendo la instaurazione del Neoliberismo , e come questo abbia spianato la strada alle multinazionali (comprese quelle italiane) per accaparrarsi le privatizzazioni delle aziende di stato, spolparle, riempirle di debiti per poi passare queste allo stato. Telecom Italia ricavò circa 12.000 miliardi di lire negli ultimi 2-3 anni, senza pagare tasse in Argentina. Iberia Spanga rilevo Aerolineas Argentinas, che contava con una trentina di aerei di proprietà, installazioni proprie per la manuntenzione, una fetta stabile delle rotte di volo e in attivo. Oggi deve affittare gli aerei, e l’azienda è in bancarotta. Le rotte di volo sono passate alla Iberia. Gli esempi potrebbero essere molti, anche sull’accaparramento di terre da parte di Agnelli, Benetton, ecc pagate a prezzi irrisori sulla base di favori politici. Mentre i governi argentini di Alfonsin, Menem e De la Rua con le diverse mafie vicine a loro, hanno volatilizzato circa 25.000 milioni di dollari, che fu il magro ricavato delle privatizazioni, con un debito estero che oggi arriva ai 150.000 milioni di dollari, tra i più alti al mondo. Vera corda al collo che i paesi industrializzati mantengono su di noi, per controllare il nostro destino. Sempre
diciamo a modo di metafora, ma in realtà non tanto, che il debito
estero compie la stessa funzione delle Caravelle di Colombo. Tutto questo accompagnato da un “terrorismo di stato democratico”. Fucilazioni sommarie di manifestanti in piazza o di alcuni dei molti prigionieri politici, torture nei commisariati, persecuzione giudiziarie di attivisti sindacali o popolari, repressioni brutali delle manifestazioni, per sedare nel sangue la rabbia di una popolazione che, alla fine degli anni 90, contava già con più del 30% di disoccupazione, un costo di vita più alto che in Italia, un 40% della popolazione senza un tetto degno sulla testa, denutrizione infantile, 5 bambini al giorno che muoiono di fame, in un paese produttore di alimenti.
Questo dovrebbero tenerlo molto presente i settori socialdemocratici italiani che appoggiarono il governo di De La Rua, sia dal punto di vista economico come da quello sul rispetto dei diritti umani, vista la repressione scatenata. In realtà coerente con la storia della Union Civica Radical, partito più volte coinvolto con i militari nei colpi di stato e repressioni di massa, come nel caso della Patagonia Rebelde, centinaia di sindacalisti della FORA fucilati dai militari per ordine del governo Radicale di Yrigoyen. Ciò che
crollò in Argentina nei giorni di Natale, è un sistema economico
Neoliberale, primo della classe per il FMI, imposto dagli USA, i vertici
della Chiesa Cattolica, e la nostra Oligarchia Pampeana(latifondisti),
con la mano dei militari argentini come esecutori. La
dittatura non è il risultato di tre macellai impazziti, come qualcuno
furbescamente ha cercato di far credere, il suo fondamento e missione
era economico. Quindi tacere oggi tutto ciò, difronte alla crisi argentina , punta a salvare il cervello, dando la responsabilità alla mano che l’ha messo in pratica. Non è una coincidenza che si parli soltanto della corruzione dei nostri politici, che rappresentano soltanto una piccola parte del problema, le responsabilità sono più profonde e sanguinose, è il Neoliberismo che non funziona. Oltre alla chiara volontà di mantenere l’impunità a tutti i costi e a tutti i livelli, militare, politico, ed economico, con una grossa responsabilità su questo di noi argentini. Tutto ciò dovrebbe essere tenuto molto presente dalle forze popolari qui in Italia, ad incominciare dal sindacato, se vuole tornare ad’essere una vera forza sociale. Che cosa succederà a partire da oggi in Argentina?, la situazione è molto confusa e crediamo che lo sarà per parecchio tempo. Però bisogna dire che la sommossa popolare non è stata improvvisa, c’è stato un crescendo del Movimento negli ultimi tre o quattro anni, soprattutto con i Piqueteros, fondato principalmente sui disoccupati delle diverse zone del paese, ad incominciare dai lavoratori disoccupati del petrolio in Patagonia o nel Nord Argentino. Dando vita a lotte veramente epiche, resistendo alle privatizzazioni ,ai tagli di personale o chiedendo posti di lavoro, con una modalità nuova, il piccheto sulle arterie principali, tagliando tutte le vie di accesso al territorio interessato. Senza esagerare, spesso queste battaglie sono state per la vita, la soppravivenza individuale, familliare e d’intere comunità. Tutti
sanno che cosa significa, da un punto di vista sociale, quando accanto
al lavoratore o un disoccupato in una barricata ci sono anche sua
moglie, i suoi figli o i suoi genitori, condividendo fino in fondo le
sorti di una battaglia. Ci chiamò poderosamente l’attenzione che pocchisimi parlassero qui di questo movimento. Mentre loro in una assemblea nazionale rivindicarono Carlo Giuliani.
Però la costatazione principale deve rimanere ben chiara: La
popolazione intera ha detto Basta Ya!, e ha fatto uso del suo sacrosanto
diritto di destituire il governo, con gli unici mezzi che gli sono
rimasti, molto spesso solo la disperazione e la fame. Adesso, questo da solo non fa un nuovo governo, e nemmeno una alternativa politica ed ecomica. Eduardo Duhalde, secondo la nostra opinione, è stato disegnato proprio per spaccare il movimento, per riciclare lo “stablishmen”politico occupando immediatamente lo spazio aperto, di fronte alla assenza di una proposta popolare. Vecchio marpione della politica Argentina, intrufolato in quella destra peronista, che massacrò con gli squadroni della morte e i militari, la sinistra peronista e le altre organizzazioni della sinistra argentina, alla fine degli anni 70.Vice presidente di Menem e governatore della provincia di Buenos Aires, accusato pesantemente di traffico di droga e altre ruberie. Non ci aspettiamo molto di buono. Però, di fronte a misure economiche demagogiche o che diano qualche respiro alla popolazione, che cosa succedera?, potrà proseguire nel governo tutta una classe politica ed’economica che portò il paese allo sfascio e al massacro?: E probabile che davanti a misure di questo tipo, una parte dei settori sociali più umili, come alcuni settori della classe media rientrino nella protesta. E neccesario capire che una volta finito lo stato di assedio, i manifestanti hanno continuato nella protesta per ragioni molto diverse tra loro, per questioni particolari o addirittura individuali. Sinceramente non possiamo e non vogliamo fare previsioni, sarebbe una mancanza di rispetto da parte nostra, però rimane il grosso rammarico di non contare con una forza popolare unita, con un progetto che incanali la protesta in direzione di una alternativa politica ed economica al Neoliberismo. Per fare un esempio, il Movimento Equatoriano è più avanzato nella organizzazione complessiva e nel progetto globale. Destituito il loro governo, c’è voluto il tradimento dei collonelli e l’intervento degli USA per evitare che il Movimento prendesse il potere. Noi siamo rimasti un pò lontani da questa possibilità. Speriamo che questa nostra opinione venga smentita dai fatti molto presto. Nonostante la divisione delle nostre forze popolari, siamo convinti che il passo in avanti è stato molto importante. Forse niente sarà come prima, soprattutto per la nostra sinistra. Rimangono sul campo 31 morti, Nostri Morti, in un mondo dove il valore della vita dipende dalla
latitudine o dalla longitudine dove si trova. Chi accusera lo Stato Argentino di terrorismo!?. Oltre al dolore per la loro caduta, l’odio verso la mano che strappò loro la vita, rappresentano nella nostra coscienza e nei nostri cuori, l’esempio di quei semi di liberazione che abbiamo visto in quelle giornate degne e alte di Dicembre, dove la memoria dei Desaparecidos è stata onorata, idealmente erano li nelle barricate accanto alle Madri, ai giovani condannati a vita da questo sistema economico, incapace di percepire le sofferenze che causa. Come lucidamente ha descritto la dirigente popolare argentina Claudia Korol:
Come naque
la ribellione?, quali sono le sue cause?, quali saranno le sue
conseguenze? La
ribellione fu il grido lacerato di un popolo alla fame, con
disperazione, con rabbia, con indignazione. Grido lacerato di popolo
disarmato, sradicato, disincantato. La
ribellione nacque dai frammenti, dalle ferite, dai tagli. La ribellione
nacque dalla terra. Seme che non è cresciuto in una incubatrice. Seme
innaffiato con il sangue di altre ribellioni. La ribellione marciò con
rabbia per le strade. Entrò nei supermercati. Fece uscire la gente
dalle case. La fece tornare popolo, costruttore della sua propria
storia, o quanto meno di frammenti di questa.” Por los “ Ya
Basta” que supimos conseguir! Ass. Argentina
“ Vientos del Sur”
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