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Caso “Legislatura”.
Sintesi dei fatti, i detenuti e le accuse.
I reclami. Il 16 luglio 2004 fu fatta una manifestazione contro le modifiche al Codice Contravvenzionale* di fronte al Palazzo della Legislatura della città
di Buenos Aires . Una settimana prima erano state approvate le modifiche generali e quel giorno si doveva votare articolo per articolo. La protesta fu
organizzata dal coordinamento contro il Codice contravvenzional che comprendeva organismi di difesa dei Diritti
Umani, organizzazioni di quartiere , movimenti di gay, lesbiche, travestiti, transessuali, venditori ambulanti, “piqueteros”, studenti e partiti di
sinistra. La nuova normativa implicava la criminalizzazione della povertà. La repressione. Quando iniziò la manifestazione vennero chiuse le porte del
Palazzo della Legislatura e si proibì ai privati cittadini di entrare all’interno per presenziare alla sessione dei lavori. Poco prima di mezzogiorno, un
gruppo di quaranta persone che avevano il viso coperto e non appartenevano a nessuno dei gruppi convocati dal coordinamento cominciò a lanciare pietre e a
tentare di rompere la porta di Via Perù 160, tra loro una componente degli ultrà del Boca Junior, tra cui
Santiago Lancry, impiegato del Parlamento, che controllava la stessa porta. Inoltre, quando le colonne dei manifestanti si ritirarono ad una distanza di
sicurezza, la polizia rispose con idranti e allo stesso tempo lanciava acqua dall’interno dell’edificio. Quando tutto terminò, poliziotti in borghese e
senza nessuna identificazione – che fino a poco prima si erano mescolati con i partecipanti alla manifestazione – arrestarono ventitre persone che si
trovavano nei dintorni. Qualcuno lo catturarono mentre saliva sulla metropolitana, qualcun altro mentre si preparava a tornare ai pulman, inoltre ci furono
persone che furono catturate mentre prendevano una birra in un chiosco, alcune ore dopo la manifestazione di
protesta. Alcuni giorni dopo furono liberati otto manifestanti; gli altri furono e restarono imputati da parte del Giudice istruttore Silvia Ramond. Gli
arrestati. Dodici uomini e tre donne: Maria del Carmen Infran Ferriera, Marcela Rosana Sanagua, Carlos Hernan Santamaria, Eduardo Hector Suriano, Adolfo
Rafael Sanchez, Javier Daniel Scaramella, Horacio Ariel Ojeda, Jorge Antonio Nieva, Eduardo Marcelo Ruiz, Hector Eduardo Gomez, Jesus Anibal Fortuny
Calderon, Margarita Meira, Pablo Martin Amitrano, Francisco Lino Barbi e Cesar Herm. Le accuse. Danni, resistenza alle autorità, privazione illegittima
della libertà aggravata e coercizione aggravata. La giustizia. Le imputazioni sollevate dalla giudice Ramond furono confermate dalla sala V° della Camera
del Crimine in una sentenza basata sulle dichiarazioni dei poliziotti che parteciparono agli
arresti. I fatti furono forzati fino al punto di poterli configurare come non scarcerabili.
* Codice Civile della Città di Buenos Aires. |