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IL GAUCHO E JOAQUIN PININA
Essi sono i 30.000 desaparecidos; essi sono la piaga mai più rimarginata.
L’Argentina che si ribella ai suoi massacratori.
Uno dei tanti giovani che immaginarono una società più giusta. I suoi amici lo chiamavano “EL GAUCHO”; arricò
dalla pampa, dal paese di Lincoln, con un poncho del nord argentino sulle spalle. Era profondamente cristiano, andava a messa, non per assicurarsi il
paradiso, ma per stare in comunità, PER IMPARARE A DISTRIBUIRE IL PANE.SI chiamava Arturo Garin. Incominciò a lavorare nel 1970 in Propulsora, dove arrivò
a caporeparto, fù eletto delegato sindacale e subito diventò punto di riferimento per tutti i lavoratori della fabbrica.Uno studente responsabile,
profondamente stimato e rispettato dai suoi compagni. Lo chiamavano “Signore dell’aula”, si distingueva per la difesa al vecchio federalismo argentino
nelle classi di storia; per questo il suo sopranome era IL GAUCHO tra i suoi compagni ed amici.
Entrando a formar parte della corrente ideologica del Perdonismo Rivoluzionario, come tanti altri giovani di quella
generazione che avevano vissuto il codardo bombardamento della popolazione civile nella Plaza de Majo nel 55, le fucilazioni ordinate dal generale ARAMBURU
ed il crudele massacro di civili in Josè Leon Surez nel giugno del 56.Il GAUCHO Arturo Garin, nella sua lotta, può essere paragonato ai “CRIOLLOS”
abitanti nella pampa che hanno combattuto per la emancipazione del Continente Latino Americano; può essere paragonato a quegli operai anarchici che
morirono nella barricata, lottando per la dignità del lavoro, per le sacre otto ore oggi violate per la avidità dei corrotti del potere. EL GAUCHO Garin
è uguale a quei vescovi come ANGELELLI che morirono nelle strade dell’America Latina perché i cinque pani evangelici potessero bastare per milioni di
bambini, che oggi riempiono le statistiche delle Nazioni Unite, come vittime della denutrizione.EL GAUCHO Garin è uguale a quei piccoli preti del Terzo
Mondo che vivono portando il Vangelo nelle strade infangate delle “villas miserias”.EL GAUCHO Garin è uguale a quei docenti di frontiera che
condividono il pane e la lettera con i figli della terra.EL GAUCHO Garin, ha saputo morire come un CRIOLLO. EL GAUCHO Garin , solo, di fronte al muro
tremolante dei VIDELA, MASSERA,GALTIERI, BIGNONE; generale della Nazione con l’arma e gli attrezzi della tortura.
JOAQUIN PENINA? Un muratore di 26 anni che vendeva libri libertari.Un profondo ribelle. Ha vissuto da vicino
l’ingiustizia sociale, ha amato l’anima proletaria più che la sua propria. Come chi si libera di un peso, tolse dal suo spirito ogni egoismo. La
solidarietà fù in lui un fatto profondo e vissuto.Il suo essere ribelle senza rumori, senza gesti vuoti, però con grande fermezza . Si consolidò nel
dolore di tanti anni tristi e dentro il suo cervello irrequieto ha vissuto solo un desiderio continuo: SEMINARE IDEE. La dittatura lo sorprese seminando,
per aprire solchi di fuoco nella sua carne e nella sua anima.
JOAQUIN PENINA fu accusato di stampare contro Uriburu e di distribuirne gli scritti. Militari e poliziotti
assalirono l’umile abitazione del muratore, lo trascinarono al commissariato e la notte lo fucilarono. Lo hanno fatto scendere dal camion; egli ascoltò
il rumore delle cariche delle pistole Colt. Girò la testa verso sinistra e, guardando a quel gruppo, gridò “VIVA LA ANARCHIA!!”; nella sua voce non
c’era paura paura. Umiliato, derubato, fucilato, SIAMO TUTTI ASSASSINI. Un gruppo di amici chiederà al Concilio Deliberante di cambiare
il nome del tiranno assassino per il nome della sua vittima, sul cartello che denomina il ponte che unisce la Capital Federal di Buenos Aires con
Valentin Alsina. SAREBBE UN INIZIO PER POTER GUARDARCI ALLO SPECCHIO.
Tutti i massacratori sfilano sullo schermo, attraverso i loro figli.
MASSACRATORI che tolsero il sole dalla bandiera per rimpiazzarlo con l’attrezzo dello sgock elettrico. Coloro che
assistevano alla messa come Agnelli di Dio. Mostri freddi che volevano dormire nei loro letti, ma che costringevano le donne incinte a partorire sul
pavimento con le mani legate. La peggiore delle sporcizie umane: la violenza in divisa contro la maternità.
Contro tutti i figli che si battevano per la libertà, la dignità; TUTTI UGUALI; TUTTI FRATELLI; PUR NELLA LORO
DIVERSA STRUTTURA DI CORRENTE:
Il culto dell’Argentina per gli assassini di rango è una costante. Al generale Lavalle assassino, gli hanno dato
un premio, chiamando con il suo nome una delle principali strade del centro ed un monumento di fronte al palazzo di giustizia (un simbolo dell’Argentina
magico-realista), mentre la sua vittima l’hanno mandata al fondo del quartiere Palermo, chiamando con il suo nome una stradina sterrata.
Al generale Aramburu hanno dedicato un monumento con frequenti commemorazioni per il suo assassinio, con
rappresentanti ufficiali del governo. Strade importanti con il suo nome.
Premi onorifici ai fucilatori, ai massacratori; condoni – perdoni-; Sipari che scendono impietosamente davanti ad
un palcoscenico ancora grondante di sangue.Sangue che scorre sncora caldo sulle strade, nelle case, nei villaggi, nelle campagne.
Attitudine perversa di mettersi in ginocchio di fronte ai tiranni, quasi non abbia mai fine la strategia del terrore
iniziata dalla Dittatura. Essa scorre vivida, tutt’ora, inebriando le menti, le iniziative e continuando ad alimentare la paura, la pericolosa timidezza
nei confronti dell’azione e della fiducia nei movimenti di ribellione.
“JOSE’ FELIX URIBURU” è il nome che porta il ponte che attraversa il Riachuelo; per la vergogna di tutti noi;
i mille che attraversano ogni giorno il Riachuelo e che devono soffrire l’ignominia di leggere il nome di chi esercitò la forza bruta contro la dignità
e la libertà.
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