Anniversario del Colpo di Stato in Argentina

 1976 – 24 Marzo - 2008-04-03

Per la Memoria, la Verità e la Giustizia

  

Testo introduttivo e Narrazione Durante il Concerto al Teatro Bon,

il 29 Marzo 2008

  

Dall’Argentina alla Carnia

 

In questa data abbiamo ricordato il Colpo di Stato del 24 Marzo 1976 portato a termine dai militari argentini, che  causarono un vero e proprio genocidio. Lo facciamo rivendicando tutti i 30.000 “Desaparecidos”, lottando perché, nei processi in Argentina e Italia, si giunga alla condanna di tutti i militari responsabili. Indichiamo con forza i motivi economici che sono alla base del Colpo di Stato:

L’imposizione attraverso il sangue del modello Neoliberista.

 

Oggi il Neoliberalismo impera nel mondo, portando alla crisi i settori più deboli delle società e interi territori, da qui la collaborazione con Lino Straulino e il suo novo lavoro “Fûr dai dincj” in difesa della Carnia, contro il dissesto sociale e ambientale. Un vero grido profondo della popolazione locale.

  

Friuli, Argentina… il Mondo

 

Questa serata rappresenta un ponte di comunicazione fra

lotte di popoli che, pur geograficamente distanti,

affrontano insieme  lo stesso problema di fondo:

il modello economico Neoliberista.

 

 Introduzione al Concerto

 Fra le righe della storia dei Desaparecidos, posiamo leggere nonostante tutto una chiara speranza, frutto di quella storia Latino Americana fatta di resistenza e profondo umanesimo, speso non spiegabile con la semplice logica. Un’ostinata speranza nella vita, nella dignità.

  

“Vorrei lasciare dietro gli occhi il dolore,

però vibrando riappare disegnandosi nel mio volto,

e la piccola cicatrice ignorata,

ritorna ad essere la permanente ferita, la morte dilatata.

Vorrei lasciare dietro gli occhi, il dolore

Pero li si trova, mordendomi insaziabile,

con l’insistente rumore di catene,

con l’incerta abitudine alla ripugnanza.

 Vorrei lasciare dietro gli occhi il dolore

Non chiamare mai più il tuo ricordo

Finire addormentata lentamente

Quasi senza sentirlo

Sperando di ritrovarti, vivo”.

 

 Sono le ultime parole di Ana Maria Ponce sequestrata nella ESMA Scuola di Sotto Ufficiali della Marina, dedicate al suo compagno gia ucciso, scritte in un pezzettino di carta e consegnata a un’altra detenuta, poco prima di essere lanciata da un aereo, in mare.

 Chi ricorderà Ana Maria… il suo sacrifico, il suo lavoro sociale, la sua umanità… quella di tutti e ognuno dei 30.000 Desaparecidos, la lotta che incarnarono per evitare che l’oligarchia argentina insieme alle banche degli Stati Uniti, istaurassero nel nostro paese il Neoliberismo, prima di espanderlo al resto del mondo.

Pensare che questo massacro si realizzò per la sola pazzia dei militari argentini, sarebbe un insulto alla memoria dei caduti.

30.000 persone sequestrate dai militari e fatte scomparire in fosse comuni o lanciate da aerei nel rio Della Plata o nel mare.

365 campi di sterminio.

1.500.000 di esiliati politici, un vero e proprio genocidio.

Tutto ciò è il costo in sangue che pago quella generazione, la nostra Resistenza, per opporsi a questo piano economico internazionale, offrendo per il popolo argentino il meglio che avevano: la loro umanità, la loro vita.

Riscattare le loro storie, per farle tesoro in questo presente e tramandarle alle prossime generazioni, senza demagogie e strumentalizzazioni, è il compito forse più impegnativo che ha oggi il popolo argentino.

Per questo noi di Vientos del Sur, abbiamo costruito questo concerto insieme a Lino Straulino, riscattando piccole storie fatte da grandi eroismi, che rischiano di rimanere nel oblio. Intrecciando la nostra storia argentina di resistenza alla dittatura e al modello economico neoliberista, quella di altri popoli, che in altri modi e situazioni diverse, si trovano a resistere da un lato i potenti economici di turno e dall’altro, l’indifferenza di una parte dei suoi propri abitanti, come oggi in Carnia, ieri in Argentina o l’altro ieri i Partigiani italiani durante la seconda guerra mondiale.

Elettrodotti, asfalto e cemento che speso passano sulla testa delle popolazioni locali e della salvaguardia di essa, in nome di un progresso fortemente discutibile.

In nome di quale progresso si può accettare che in argentina 1748 persone muoiano di denutrizione, su quale altare economico dobbiamo versare il sangue dei morti sul lavoro in Italia, come può essere possibile vedere l’Africa, la Palestina, Afganistan o Irak  e girare la testa dall’altra parte.

 La memoria e l’esempio dei Desaparecidos che si opposero alla costruzione di questo modello economico, ci interroga, sollecita la coscienza di ognuno di noi, indipendentemente della nostra nazionalità.

 In questi giorni del Anniversario del Colpo di Stato, cosi carico di tanti significati, senti che loro ti animano, ti sussurrano nel orecchio, ti invitano a sbrinare i vetri della melanconia e ad alzare ancora, ostinatamente, il sogno: Tierra y Liberta – Libres o Muertos Jamas Esclavos. Loro, quei 30.000 sogni tagliati in superficie, rimangono nelle radici, nei semi, pronti a fiorire in ogni lotta, in ogni resistenza.

 A cosa serve la memoria?, per identificare chiaramente chi si trova dall’altra parte della trincea, perché non si metta nello stesso piano martiri e carnefici, serve per non tacere, per non arrendersi, per mantenere acceso il senso ribelle.

 La memoria è necessaria, pero non basta, perchè allo stesso tempo crea doveri, verso i caduti e chi soffrì le camere ti tortura e salvo la sua vita, però soprattutto verso il presente, verso le lotte che oggi dobbiamo svolgere per proteggere i diritti dei popoli, dei più deboli.

 A julio Lopez dedichiamo il nostro pensiero, a 18 mesi del suo sequestro e scomparsa dopo che testimonio al processo contro il capo della polizia Etchecolatz. Essigiamo al governo la sua ricomparsa in vita, questo evento è la più dolorosa dimostrazione della permanensa nelle piegue dello Stato, degli aparati della dittatura militare. 

 Da 32 anni il popolo argentino si batte per la Memoria, la Verità e la Giustizia, grazie a questa lotta sono state avolite le Leggi d’impunita, si condanno al ergastolo i militari Miguel Etchecolatz e Christian Von Wernich e si ragiunse per la prima volta il riconogimento in un aula di giustizia che in Argentina si realizo un GENOCIDIO.

Abbiamo ancora molta strada da fare, il 95% dei militari coinvolti è libero senza imputazioni.

 E’ su questo tessuto militare che si apoggia l’altuale represione statale verso le lotte operaie e contadine. Si imprigionano operai e sindacalisti come quelli di Las Heras, si fucila in piazza come nel caso del professore Carlos Fuentealba che manifestava per il rinovo del contratto nazionale degli insegnanti, ucciso dalla polizia con uno sparo di lacrimogeno a brucia pelo.

 Mentre accade questo si aumenta la persecuzione giudiziaria verso i militanti sindacali e sociali, sono circa 4000 i processi in atto contro di loro. Molti di più di quelli contro i militari. Tutto un paradosso.

 Siamo consapevoli che processare questi assasini, dipendera della lotta del popolo argentino delle sue organizazzioni di difesa dei diritti umani, perché il governo fin ora ha speso solo parole, mantiene ancora in modo spudorato nelle loro cariche molti militari e giudici coinvolti con la dittatura.

  

Ce una vecchia frase che dice:

“Gli antichi costruivano grandi statue davanti agli abissi per occultarli, noi vogliamo abbatterli per farli vedere”.

  

Loro i Desaparecidos sono lì accanto a noi, con il loro sorriso sulle labbra e lo stesso amore per la vita, con il pugno chiuso ancora in alto lanciando al futuro quella speranza di giustizia e libertà.

 A 32 anni di distanza, rivendichiamo i loro ideali ella loro lotta

 Ai 30.000 Compagni Desaparecidos PRESENTE, OGGI E PER SEMPRE!!!

 

 

Narrazione Durante il Cocerto

  

FUORI DAI DENTI LE PAROLE E LA RABBIA……….

UN VERO GRIDO PROFONDO DELLA POPOLAZIONE DELLA CARNIA PER FERMARE QUELL’ORDA DI POTERE CHE VUOLE STRAPPARLE IL BOSCO

IN NOME DEL PROGRESSO CHE STA CANCELLANDO LA LORO MONTAGNA.

IL CEMENTO STA MANGIANDO TUTTO IL VERDE SOTTO I LORO

OCCHI.

 LO STESSO POTERE CHE STA CANCELLANDO QUEL BOSCO E’, IN FONDO, LO STESSO TIPO DI POTERE ECONOMICO CHE HA FATTO SPARIRE TRENT’ANNI FA UN’INTERA GENERAZIONE DI ARGENTINI NEI MODI PIU  CRUENTI PER IMPORRE, ATTRAVERSO IL SANGUE, IL MODELLO NEOLIBERISTA.

 Circa trent’anni fa in un pomeriggio grigio ,affosso, un uccellino in una piazza a pochi passi di un lurido commissariato da periferia, salterellando, cerca una pagliuzza utile per poter costruire il suo nido….qualche grano di trigo per alimentarsi e nutrire i suoi piccoli…………

Il parco comincia  ad spegnersi con le ombre del tramonto.

 Lui creatura perfetta cuce e ricuce la catena della vita.     

Pensa ai suoi piccoli, che l’attendono affamati nel nido……per

Lui “creatura pura e perfetta” inconscia , naturalmente inconsapèvole; QUELLA E LA VITA.

Un piccolo frammento di vita sublime che si infervora e cresce in quel piccolo angolo sotto IL CIELO CUPO , GRIGIO, AVVOLTO DAL CALDO PESANTE E INSOPORTABILE DI BUENOS AIRES.

 Più o meno alla stessa ora nel commissariato vicino a quella piazza il corpo di Mario, nudo, irriconoscibile, adagiato sul pavimento di un corridoio appena illuminato

Il guardia si avvicina, le da un calcio sui reni….però non sente nessun lamento

-Per me è morto- disse “ un nido di piccoli passerotti accuditi amorèvolmente dalla loro madre mentre il rigagnolo del sangue di Mario scorre insanguinando l’erba….. la terra.

LE DISTANZE SI ANNULLANO PERCHE L’UOMO  E UOMO OVUNQUE.

IL TEMPO CHE PASSA NON CONOSCE FUSI ORARI NE ORE SOLARI.

E L’UOMO……..SOTTO IL VOLO SEMPRE UGUALE DEI GABBIANI ,NUTRE IL  MOSTRO IN  LUI  FECONDATO  DALLA  SETE  DI  POTERE

 -Bene, mettetelo nella borsa- dice un altro

Portano una borsa nera di tessuto, lo collocano dentro, fanno un nodo con una corda , lo lasciano lì e vanno a bere un bicchiere di vino.

MARIO è UCCISO DAL MOSTRO CHE CRESCE INESORABILMENTE……

MARIO è UCCISO DALL’INDIFFERENZA…..

MARIO CADE SOTTO I COLPI DEI DENTI DI UNA MACCHINA ECONOMICA CON I MOTORI SEMPRE ACCESI E LE LAME SEMPRE INSANGUINATE.

L’INNOCENZA COSì GRANDE , COSì SUBLIME NON PUò NULLA…..NON PREVALE.

 Dopo tornano, portano il fagotto  verso la macchina e una volta messo dentro partono verso il ponte sul fiume.

Il cielo è cupo, grigio, il caldo è insopportabile a Buenos Aires.

I gabbiani vanno e vengono……vanno e vengono……….con la atroce indifferenza delle forze naturali.

Gli aguzzini fermano la macchina, vicino al ponte, ritirano la borsa, la mettono sul suolo….uno di loro crede di notare un movimento

-Mi pare che si muove- disse mentre avvicina l’orecchio per udire meglio e……infatti, ascoltano un gemito.

Portano il fagotto  fino alla riva del fiume, legano grandi pezzi di piombo e dopo, facendo un ripetuto movimento avanti indietro, lo buttano nel acqua.

Rimangono un momento a guardare mentre uno di loro disse

-Guarda che ha dato lavoro questo qua- mentre si sistema la divisa.

Salgono  in macchina e vanno  a prendere un altro bicchiere di vino.

Il cielo è cupo, grigio, il caldo è pesante e insopportabile a Buenos Aires.

I gabbiani vanno e vengono…vanno e vengono…….con la atroce indifferenza delle forze naturali.

 MARIO è L’ANSA CALMA DI QUEL FIUME.

LE SUE BRACCIA AFFIORANO…. E VANNO VERSO IL CIELO COLME DI TENERE GEMME CHE STANNO PER SCHIUDERSI……

I SUOI OCCHI………TRA I PETALI DELLE NINFEE NON HANNO LACRIME, MA POLLINE CHE VOLERà……….SEME CHE FARà ALTRO SEME DI AMORE, DI RICORDI ( CATENA FORTE DI ORME CHE RESTANO E CHE IL VENTO NON CANCELLERà MAI ).

MARIO è VIVO……MARIO ABITA IL FIUME.

LUI SARà QUEL FIUME DOVE PER ANNI ANDAVA A PESCARE.

L’ACQUA DEL FIUME è IL SUO SANGUE.

MARIO è VIVO DIETRO LE ROCCE DI GRANITO ( LA SUA PUREZZA FUSA TRA ESSE).

LA SUA DIGNITà  è  QUEL FIUME – LA SUA INNOCENZA è LA POTENZA DI QUEL FIUME.

 

Anime immortali che si fondono con le acque  dei fiume -  con le chiome delle grandi foreste -  con le rocce scintillanti dei roventi deserti.

 Più meno alla stessa ora Marìa pensa si è lecito morire per una giusta causa.

Se questo sacrificio non sarebbe inutile e candido,  perché il nuovo ordine di cose finalmente sarebbe

presso, occupato da cinici e negozianti.

Perché il rischio è che le rivoluzioni per pure che siano, e soprattutto se lo sono, sono destinate  a diventare una sporca burocrazia mentre  le anime migliori…le più sublime, le più pure finiscono nei manicomi o nelle fosse comuni.

Però gli ideali di Mario erano assoluti, purissimi, eterni, non era importante allora quello che sarebbe diventata col tempo qualsiasi rivoluzione.

Il sacrificio di Mario era stato un assoluto, la dignità del mondo si era salvata una volta ancora in un solo atto, Mario riscattava l’umanità intera dal cinismo, dalla bassezza e mediocrità …dalla putrefazione.

E tornava alla memoria di Maria uno scritto che aveva letto tanto tempo fa e che diceva che l’umanità del uomo è farsi in quattro per un’altro uomo.

 Sei tu Mario, con il tuo esempio, la speranza per le anime nascoste.

 Più meno alla stessa ora a   quindici mila  chilometri di distanza in una regione   chiamata Friuli un giovane carnico pieno di amore   per i suoi ideali -  pieno di amore viscerale -  grande è impavido per i valori della sua terra……. Pensava…..nato in una terra di boschi, sapeva che il bosco e la terra hanno un loro linguaggio.

Sapeva che avrebbe potuto ascoltarli quei codici,decifrabili  nella notte.

Quando il fracasso umano si spegne da lontano.

Sfidò la paura della notte cupa in quel bosco pieno di bellezza e  di mistero –

Il desiderio di sublimarsi nella vita di quel bosco……… soffocò le sue arcane paure.

E……Restò immobile ad ascoltare la voce delle fronde di quel bosco  della Carnia  che tanto amava.

Restò immobile ad annusare gli odori partoriti dalla terra oscura e densa di muschi…. E  respirandoli si sentì parte integrante di essa.

Restò immobile per strappare al silenzio  e alle ombre ogni fremito di vita, ogni suono, ogni voce, che solo le tenebre lasciano trasparire.

Ha ascoltato ciò che gli hanno sussurrato i frusciì, gli ondeggiì delle chiome silvestri – i crepitiì delle foglie e degli steli.

I suoi occhi hanno dato forme umane e disumane ai tronchi, agli abeti, alle rocce.

Era felice…….di aver sfidato paure ancestrali, forse nate da strane leggende.

Aveva vinto la paura della notte per amore della sua terra e dalla sua gente.

Paure che lo hanno tenuto nel grembo di quel bosco buio -  paure che hanno reso indissolubile il suo legame con il suo bosco, trovando ancora linfa e lottare per lui… albero e roccia amata.

 Più o meno alla stessa ora  nella provincia argentina del Chaco, una donna indigena incinta, quasi una bambina, in mezzo alla miseria e alle privazioni, la sua anima ringrazia……….ringrazia la vita che porta in grembo.

Lei così piccola e transitoria , tanto ripetutamente schiacciata dalle  tempeste e le  povertà, tanto crudelmente messa alla prova per gli incendi, le pesti, le malattie, le morti. Lei così piccola…………..

 Partorisce con dolore la fanciulla indigena……. Tra i cespugli;  aggrappandosi all’erba…….. non urla, perché non ci sono ostètriche  né assistenti ad accudirla.

Lei……… così piccola…….offre all’erba la sua creatura;  spezza da sola con i denti il cordone che le teneva unite.

IL SUO SENO è LA SPERANZA CHE RINASCE UNA E UN’ALTRA VOLTA IN MEZZO ALLE CALAMITà.

 Trent’anni dopo…….. attraversando un vasto territorio di sogni e ricordi, la  mia  anima è rimasta sull’immagine di Mario …….quel pomeriggio che sono andata a trovarlo.

 Ti ricordo ancora, compagno di lotta,  sulla porta salutandomi con la tua mano, il tuo pugno chiuso pieno di speranza.

 SE UN ALBERO, UN FIUME O UN ESSERE UMANO, COSTANO MENO DI UN CONTO IN BANCA… I POTENTI DI SEMPRE E DI OGNI ANGOLO DELLA TERRA, CONTINUERANNO A PRUDURRE MORTE… DESAPARECIDOS… DI CARNE O DI LEGNAME.

 Sono già passati  trent’anni da quando lo portarono via i militari assassini , e  nel cielo cupo, grigio di questo  giorno, identici gabbiani  fanno gli stessi movimenti circolari, ancestrali, vanno e vengono….vanno e vengono………… con la atroce e crudele indifferenza delle forze naturali.